Per mons. Renzo, "più che vivere la sindrome dello sfascio, più che piangere annegando nel pantano di un disagio morale collettivo o di una tragica sequenza di ventilate corruttele che sta visibilmente inquinando il nostro costume, occorre a questo punto fermarsi a riflettere: perché in qualche modo siamo tutti sotto inchiesta". "Davanti all’emergenza si legge ancora nella lettera – non serve più a nulla e a nessuno puntare il dito. Occorre tutti risalire la china". Secondo il vescovo spetta, dunque, a tutti "ricuperare la fiducia nelle e delle persone, la fiducia nella struttura ospedaliera, sia pure carente, nello stile dei rapporti interpersonali". Di qui l’ invito ai mass-media, che "possono svolgere un ruolo determinante, senza nulla togliere al diritto-dovere di informare. Ma anche l’informazione è l’ammonimento del presule calabrese – non può scatenarsi solo per una specie di ‘caccia all’untore’ mediatica".