CAMPANIA
Scuola, famiglia e società insieme
Finito il tempo delle vacanze, il 17 settembre inizia la scuola in Campania: l’assessorato regionale all’Istruzione per l’anno scolastico 2007/2008 attiverà la prima annualità di 100 percorsi alternativi sperimentali (Pas), istituiti alla fine di maggio, in attuazione delle “Linee guida per il contrasto alla dispersione scolastica e per i nuovi percorsi integrati”, approvate a novembre scorso. Obiettivo della Regione contrastare il fenomeno della dispersione, attraverso una molteplicità di azioni, come l’orientamento e lo scouting, per i ragazzi completamente usciti dal sistema soprattutto nei territori segnati da degrado e devianza, e l’attivazione dei Pas, finalizzati al recupero di giovani fuoriusciti dal sistema scolastico/formativo e individuati dall’Anagrafe scolastica regionale. La fascia di età interessata dai provvedimenti regionali è compresa tra i 14 e i 18 anni, ma anche a chi ha 18 anni al momento dell’inserimento nei percorsi sarà assicurata la frequenza per tutto il biennio per conseguire la qualifica regionale di 1° livello.Un problema culturale. Per Geppino Fiorenza, referente di “Libera” per la Campania ed esperto di scuola, “le iniziative della Regione in campo di dispersione scolastica sono certamente un segnale importantissimo, come dimostra il progetto di Scuole aperte, che è un tentativo di fare delle scuole non solo un luogo di acculturazione ma anche d’incontro e di pratica di convivenza civile”. Ma, prosegue, “c’è un problema di fondo generale: cosa intendiamo per dispersione scolastica. Ci sono ragazzi mai andati a scuola e altri che vanno saltuariamente o quelli che abbandonano alle superiori. Per ogni tipo di problema ci vuole una strategia differenziata”. A giudizio di Fiorenza, “bisognerebbe trovare il modo di valorizzare l’esperienza del Progetto Chance del Comune di Napoli contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile dei ragazzi dai 14 ai 18 anni. Con Chance un gruppo di maestri specializzati sono andati a cercare i ragazzi che non andavano a scuola”. Insomma, “è pure un problema di formazione degli insegnanti e di cultura. Di solito, invece, si parla di questi problemi in termini statistici, di numeri. Il vero problema è fare l’elenco dei nomi e, da questo punto di vista, l’assessorato regionale all’Istruzione ha fatto dei passi avanti negli ultimi anni, anche grazie all’anagrafe scolastica, che permette di seguire i ragazzi dall’atto di iscrizione fino al completamento degli studi”. Linguggi diversi. Fiorenza individua anche un altro problema: “Quello del linguaggio. Molti dei ragazzi che non concludono gli studi sono quelli che non riescono ad allinearsi sui codici di comunicazione tradizionale della scuola” e questo è vero soprattutto nelle zone più degradate e a rischio. “Il nodo – osserva – è essenzialmente culturale, perché in questi casi c’è maggiore disattenzione delle famiglie e i ragazzi, che vivono situazioni maggiormente degradate e deprivate dal punto di vista sociale e culturale, non riescono proprio a entrare in comunicazione con la cultura ufficiale”. Servono, perciò, “strategie formative per gli insegnanti in questo campo specifico che si traducano in strategie educative diverse”. C’è, infine, un problema di repressione degli atteggiamenti delle famiglie che coprono i ragazzi che non vanno a scuola: “È utile e giusto – dichiara Fiorenza – usare la mano un po’ pesante con le famiglie che non si interessano del futuro dei figli e preferiscono che stiano per strada o, nel migliore dei casi, a lavorare”.Coinvolgere parrocchie e associazioni. “Dal punto di vista del principio – afferma don Virgilio Marone, incaricato regionale per l’Ufficio scuola della Conferenza episcopale campana (Cec) – mettere in atto strategie contro la dispersione scolastica in una Regione come la nostra è un’iniziativa validissima, ma vorremmo capire come saranno selezionati gli enti e le scuole che parteciperanno ai Pas e alle altre iniziative contro la dispersione. Non vorremmo che, come in passato, fossero coinvolte le solite realtà, a scapito delle zone periferiche e degradate, dove i ragazzi dopo la terza media non proseguono gli studi e diventano facilmente manovalanza della criminalità organizzata”. “Vorrei citare – continua il sacerdote – il caso dell’iniziativa regionale Scuole aperte, che l’anno scorso ha visto approvati solo 50 progetti per aprire le scuole di pomeriggio. Su insistenza del card. Crescenzio Sepe, presidente della Cec, è stato avviato Scuole aperte 2, che terminerà il prossimo dicembre. La novità è che stavolta sono state coinvolte anche le parrocchie, da sempre impegnate nel doposcuola pomeridiano, e cooperative di ispirazione cattolica”. È necessario, quindi, che la Regione, sia per la più ampia strategia contro la dispersione scolastica sia per gli specifici Pas, “chiarisca quali sono i soggetti che saranno concretamente coinvolti”. Sarebbe importante, secondo don Marone, “puntare su associazioni che sono preparate nel campo scolastico e non affidare i progetti solo alle scuole, che giustamente sono gli enti capofila, ma occorre anche un lavoro di gruppo, evitando di privilegiare solo alcune scuole, alcuni ambiti, alcune aree”.a cura di Gigliola Alfaro(12 settembre 2007)