CAMPANIA

Giudizio sospeso

In discussione il nuovo Statuto

È in discussione, in questi giorni, in Consiglio regionale il nuovo Statuto della Regione Campania, approvato dall’apposita Commissione. Il progetto di legge prevede dieci Titoli e 75 articoli. Nel Titolo I (“Dichiarazioni identitarie”) ci sono il richiamo alle radici cristiane, il principio di uguaglianza, la tutela e la valorizzazione delle diversità religiose e “il riconoscimento ed il sostegno alla famiglia e alle unioni familiari, orientando a tal fine le politiche sociali, economiche e finanziarie e di organizzazione dei servizi”, mentre non si parla di riconoscimento del concepito. L’art. 28 lascia a sessanta il numero dei consiglieri regionali, nonostante le nuove e più numerose competenze legislative affidate al Consiglio regionale e la previsione delle Commissioni deliberanti finalizzate a velocizzare e rendere più efficiente l’attività legislativa. Inoltre, è prevista l’istituzione del Consiglio regionale dell’istruzione e della formazione. Infine, il Titolo VII istituisce un nuovo organo: la Consulta di garanzia statutaria, che dovrà esprimere pareri di conformità alla Costituzione e allo Statuto di delibere legislative e regolamenti approvati dal Consiglio; svolgerà funzioni consultive generali, nonché funzioni decisionali in materia di ammissibilità dei referendum regionali.Non solo famiglia? C’è chi vuole interpretare l’articolo 9 lettera “e” sul riconoscimento e il sostegno alle famiglie e alle unioni familiari nel senso dell’estensione dei diritti alle coppie di fatto, anche omosessuali. “Si tratta – spiega Oreste Ciampa, presidente dell’Unione giuristi cattolici di Napoli – di un preciso proposito: far partire dal basso certe proposte con una serie di norme ambigue per provare di fatto che tutti gli Statuti regionali hanno accettato l’unione di fatto come equiparata alla famiglia legittima. In questo modo si vorrebbe imporre al legislatore costituzionale o alla Corte costituzionale di equiparare le famiglie legittime e le unioni di fatto”.Sull’articolo 9 lettera “e” è intervenuto anche il Forum delle associazioni familiari della Campania. “Abbiamo presentato al presidente del Consiglio regionale una proposta di emendamento a quest’articolo – dichiara il presidente del Forum campano, Paolo Gravante -. Infatti, leggendo attentamente l’articolo formulato, abbiamo l’impressione che la preoccupazione principale del legislatore sia stata quella di escludere che al concetto di famiglia si possa attribuire un valore assoluto e che, conseguentemente, si debba prendere atto di una generica pluralità di forme di convivenza”. A questa impostazione, continua Gravante, “è possibile rispondere che il matrimonio e la famiglia non sono una semplice istituzione sociale e quindi relativa, ma che da sempre la famiglia si è retta come tale non in funzione degli individui ma in vista del bene comune”. Di qui la richiesta di emendare l’articolo 9 lettera “e” così: “Il riconoscimento e il sostegno alla famiglia fondata sul matrimonio, orientando a tal fine le politiche familiari, economiche e finanziarie e di organizzazione dei servizi”. Inoltre, bisogna tener presente che la normativa vigente già tutela gli altri tipi di unione diversi dal matrimonio”. Il Forum chiede, inoltre, la costituzione della Consulta regionale per la famiglia.Nel dna campano. Il fatto che siano rimasti 60 i consiglieri regionali “sotto un certo profilo” è, per Ciampa, “un segno positivo”, ma è anche vero che “in Campania di leggi se ne fanno pochissime, perché la Giunta regionale fa passare attraverso le sue delibere materie che invece andrebbero regolate in Consiglio regionale”. Invita alla prudenza anche per quanto riguarda l’istituzione del Consiglio regionale dell’istruzione e formazione perché potrebbe nascondere “l’obiettivo di voler orientare l’educazione delle giovani generazioni, attraverso l’istruzione e la formazione”.Un altro punto avversato da una parte politica è il riferimento alle radici religiose cristiane delle comunità campane: “Purtroppo – osserva Ciampa – c’è chi sogna l’islamizzazione della Regione. La Campania ha invece un forte radicamento religioso, che fa parte dell’identità del cittadino campano. Un richiamo alla radici cristiane è essenziale per dire che tale sentire permea i nostri gesti quotidiani anche quando non siamo credenti”.Dalle parole ai fatti. L’articolo 7 dello Statuto parla del diritto al lavoro. Per don Aniello Tortora, incaricato regionale di pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana, “è importante che ci sia questo riferimento, ma poi dalle idee bisogna passare alla concretizzazione. Lo Statuto ha bisogno di persone appassionate che realizzano i bei principi messi sulla carta”. Sul fronte del lavoro, a giudizio del sacerdote, “c’è ancora tanto da fare. Innanzitutto, le nostre intelligenze vanno fuori, poi c’è una politica che non è in grado di assicurare dignità al lavoro”. Ci vuole, perciò, “un recupero dell’etica, come diceva Giovanni Paolo II nell’enciclica Laborem exercens : il lavoro per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. In Campania abbiamo bisogno di questo”. Anche la Chiesa, conclude Tortora, “deve far sentire la sua voce, con un’attenzione maggiore per i ragazzi in cerca di lavoro o per quelli che lavorano in nero. Una Chiesa che si fa compagna di strada di questa realtà più bisognosa”.a cura di Gigliola Alfaro(10 ottobre 2007)