CAMPANIA
Un decalogo “in soccorso” a molte famiglie
La Regione Campania in campo contro il caro-prezzi che sta mettendo in difficoltà tante famiglie. Infatti, il 18 settembre, nel corso della riunione del Tavolo di concertazione istituzionale della Regione Campania, l’assessore regionale all’Agricoltura e alle attività produttive, Andrea Cozzolino, ha presentato dieci proposte della Regione Campania contro il caro-prezzi. Il decalogo prevede: una moratoria dei prezzi e delle tariffe; un paniere beni a prezzi bloccati per un periodo minimo di sei mesi su beni di largo consumo e generi di prima necessità; un paniere beni a prezzi scontati, sempre su beni di largo consumo e generi di prima necessità; aperture serali straordinarie finalizzate alle vendite a saldo; accordi di filiera e “farmer’s market”; vendita “alla spina”; incentivazione “pompe bianche”, ossia distributori indipendenti di carburante a prezzi scontati; marchio regionale per la tutela delle produzioni campane; nucleo regionale anti-frode per il contrasto dei fenomeni commerciali fraudolenti e per la tutela dei produttori e del consumatore; tavolo nazionale Rc auto per armonizzare le tariffe sul territorio nazionale. Tutti i provvedimenti previsti dovranno essere resi operativi attraverso successivi protocolli con le diverse associazioni di categoria interessate.Necessarie politiche strutturali. “L’iniziativa è apprezzabile, anche nei contenuti seppur con qualche distinguo (penso all’estensione dell’apertura serale degli esercizi commerciali). Non riesco a capire se le misure proposte avranno spazi concreti di realizzazione e di raggiungimento degli obiettivi prefissati o resteranno intrappolate negli angusti spazi della retorica politica e della propaganda. È auspicabile certamente che il termine perentorio dei 30 giorni per la stipula di accordi venga rispettato da tutti senza cedere al vezzo-vizio tutto mediterraneo di rinviare continuamente le scadenze fissate e stabilite dal decalogo”. A parlare è don Carmine Giudici, delegato Caritas Campania, per il quale “occorre sempre più rendersi conto che la linea di confine che separa il «quotidiano» dalle «emergenze» è diventata pressoché inesistente. La quotidianità delle nostre terre e della nostra gente fa i conti ogni giorno appunto con l’emergere di forti motivi di disagio e di precarietà”. È, perciò, “augurabile che a livello locale e a livello nazionale si chiuda presto la stagione delle politiche di emergenza e ci si adoperi per politiche strutturali che tengano conto delle reali emergenze quotidiane della popolazione rispetto alle quali vanno ridefiniti gli equilibri socioeconomici prima ancora di proporre soluzioni-tampone”.Educazione alla sobrietà. “Il tema delicatissimo della povertà delle nostre famiglie così come lo registriamo nelle nostre parrocchie, nei nostri centri di ascolto della Caritas e così come ne parleremo nel prossimo Dossier regionale sulle povertà in Campania (la cui pubblicazione è prevista per il prossimo mese di novembre) – prosegue don Giudici – impone una riflessione seria anche sul tema dei consumi, dell’educazione a stili di vita contrassegnati dalla sobrietà, dall’equità e dalle essenzialità, analogamente a quanto gli stessi vescovi della Campania hanno ricordato in occasione della recente emergenza rifiuti nella nostra Regione”. Da questo punto di vista “diventerà un intervento strutturale ed essenziale di primaria importanza anche quello della promozione a tutti i livelli di una educazione alla sobrietà come stile di vita scelto nella gratuità e non subìto dall’incalzare impietoso di un’emergenza che è destinata a diventare quotidianità”.Proposta positiva. “Valutiamo positivamente la proposta che prevede la collaborazione tra i soggetti interessati (istituzioni, produttori, commercianti, consumatori)”. È l’opinione di Pasquale Orlando, presidente della Lega consumatori delle Acli per la Campania. Anche se l’attuazione del decalogo è legata all’adozione di protocolli, un segno concreto si può dare in tempi brevi: “La definizione di un paniere con prezzi controllati per alcuni prodotti importanti di prima necessità”. Per Orlando, “un accordo su questo si può raggiungere entro l’anno, perché risponde a un interesse comune: dei consumatori che si trovano a combattere con la crisi economica, ma anche dei commercianti perché nessuno spende adesso proprio perché mancano i soldi”. Sarebbe positivo anche “avviare un osservatorio per monitorare i prezzi, garantire la trasparenza ed evitare aumenti sconsiderati”. In realtà, ricorda Orlando, “ci sono in Campania settori in cui si registrano più difficoltà, ad esempio in Regione il latte costa di più che in tutto il resto d’Italia e ciò è legato ad un problema di filiera e di criminalità. Un altro settore in cui le tariffe sono più elevate è quello marittimo. In questo caso anche alla Regione tocca fare la propria parte”. Per rendere operativo il decalogo “occorrerà fare pressione anche attraverso un’associazione come la nostra che insieme ad altre possono garantire quegli esperimenti che non sono così immediati come la filiera corta cioè la possibilità di avvicinare produttore e consumatore, nel settore dell’agricoltura o dei cibi freschi”. Ciò richiederà tempi più lunghi “nell’area metropolitana dove non si registrano ancora esperienze del genere che necessitano di una cultura nuova fatta di trasparenza e di rispetto dell’igiene”.a cura di Gigliola Alfaro(24 settembre 2008)