Più "controlli", ma anche più "informazioni" affinché "tutti i cittadini si sentano corresponsabili rispetto al tema della sicurezza". E’ la "ricetta" di Andrea Olivero, presidente delle Acli, per contrastare il "primato" italiano sulle morti bianche. Secondo il 2° Rapporto sulla "tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapplicate e diritti negati", realizzato dall’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro (Anmil), l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di morti sul lavoro: in dieci anni, infatti, tra il 1995 e il 2004, gli infortuni mortali nell’Unione Europea sono diminuiti del 29,41%, mentre nel nostro Paese sono scesi solo del 25,49%, contro il 48,30% della Germania ed il 33,64% della Spagna. "La questione degli infortuni e delle morti sul lavoro è drammatica perché non siamo riusciti ad intervenire su due fronti", afferma Olivero: "Il primo è quello relativo ai controlli e all’applicazione delle leggi", come dimostra il mancato varo del decreto attuativo della legge sulla sicurezza. "In Italia le norme ci sono ma i controlli sono ancora troppo pochi", osserva il presidente delle Acli, secondo che esorta a "dare informazioni affinché tutti i cittadini si sentano corresponsabili rispetto al tema della sicurezza". Senza contare "la quota consistente di lavoratori in nero, spesso immigrati e vittime d’infortuni".