CAMPANIA
Il disegno di legge finanziaria 2009 e le attese della gente
La Giunta regionale della Campania, su proposta dell’assessore al Bilancio Mariano D’Antonio, ha approvato, il 7 novembre, il disegno di legge finanziaria per il 2009. La manovra complessiva è pari a circa 18 miliardi di euro. Il disegno di legge ha come obiettivi principali il contenimento della spesa corrente, il sostegno allo sviluppo, l’adozione di nuove politiche di welfare e la modernizzazione dell’apparato amministrativo regionale. Nel dettaglio, le novità salienti riguardano agevolazioni per le imprese con credito d’imposta ai datori di lavoro che assumono con contratto a tempo indeterminato; servizi di assistenza domiciliare integrata ai disabili e agli anziani con una spesa dell’importo di 23 milioni di euro; un piano di interventi per contrastare la povertà estrema e sostenere le famiglie, specie quelle con minori, che versano in grave difficoltà economica (importo della misura pari a 12 milioni di euro). Ancora: scuola e Università, lotta al caro-prezzi, contenimento della spesa sanitaria, sicurezza sul lavoro, qualità della vita.No alla logica delle “briciole”. “Complessivamente il provvedimento mi pare un buon inizio per essere più vicini ai problemi reali della gente comune che vive una quotidianità, a volte drammatica, a cui i politici dovrebbero dare una risposta”. Lo sostiene don Aniello Tortora, incaricato regionale di pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana (Cec). “I problemi in Campania continuano ad essere tragici: il lavoro che manca e che diventa sempre più precario, un welfare che colpisce soprattutto le categorie più deboli (anziani, disabili…), una camorra che la fa sempre da padrona sul territorio, uno sviluppo che stenta sempre più a partire – aggiunge -. In questa crisi economica a livello internazionale bisogna evitare assolutamente il rischio che le regioni più povere paghino il danno maggiore”. Come Chiesa, dice Tortora, “denunciamo sempre la logica assistenzialistica o delle briciole che non tutela la dignità della persona umana, nella speranza che questo sia un primo passo verso una solidarietà vera e uno sviluppo degno dell’uomo e di tutti gli uomini, particolarmente i più deboli”.Misure efficaci? “La nostra è una Regione che già da diversi anni vive una situazione economica molto difficile – denuncia don Carmine Giudici, responsabile della delegazione Caritas della Campania -. Come mostrano i dati Caritas la povertà in Campania, soprattutto a livello familiare, è adesso in forte crescita. Certamente la crisi economica in atto a livello mondiale non potrà che incidere in maniera negativa”. In questo senso “le attenzioni che il disegno di legge finanziaria approvato per il 2009 rivolge innanzitutto al welfare e alla scuola sembrano interessanti, perché indirizzate a sostenere alcune categorie maggiormente in difficoltà, includendo tra queste in maniera specifiche le famiglie. Anche le agevolazioni per le imprese, ricordando che la Campania è la Regione con la più alta percentuale di migrazioni interne, sembrano procedere in direzione di un cambiamento di rotta. Importante risulta poi lotta al caro-prezzi e desta interesse la preannunciata istituzione di banchi alimentari”. La speranza pertanto è che “tali misure si dimostrino efficaci, in considerazione di una spesa comunque modesta dedicata a molte voci”.Alcune perplessità. “Bene richiamare il principio della razionalizzazione della spesa” come pure la decisione di “incrementare significativamente l’impegno regionale sulle politiche sociali e di welfare”, secondo Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli Campania, anche se “per poter valutare se i 37 milioni di euro promessi sono pochi o sufficienti (la spesa sociale procapite in Campania è pari a 39 euro), bisognerebbe conoscere i dati aggiornati definitivi sul fabbisogno”. Comunque, “nonostante i limiti quantitativi, sono del tutto condivisibili gli interventi immaginati: servizi di assistenza domiciliare integrata ai disabili e agli anziani, un piano di interventi per contrastare la povertà estrema e sostenere le famiglie, specie quelle con minori, servizio civile regionale, favorire l’accesso ali asili nido a sostegno delle mamme lavoratrici”. Una nota di disappunto per l’abbandono del reddito di cittadinanza: “Pur consapevoli che i costi erano diventati insostenibili in assenza di quel cofinanziamento statale promesso da più governi e mai erogato, si tratta di uno strumento che andava di certo migliorato ma non abbandonato, tanto più che in presenza di condizioni economiche e finanziarie peggiorate a livello non solo regionale ma nazionale e mondiale”, anche perché “sostenendo i redditi delle famiglie si fanno ripartire i consumi, innescando il circolo virtuoso di aumento della domanda, quindi della produzione, delle vendite e infine dell’occupazione”. Non ancora sufficiente, a giudizio di Cavallaro, “l’attenzione per misure efficaci per il lavoro e per i giovani”. In particolare, “mancano misure per favorire l’accesso al credito ordinario, incentivi per la creazione di lavoro autonomo e di microimprese, misure per incentivare le imprese a flessibilizzare gli orari di lavoro a favore delle donne, misure per i lavoratori atipici, l’istituzione di un Fondo di garanzia che consenta ai giovani, anche con lavoro precario, di attivare un mutuo per l’acquisto della prima casa”. a cura di Gigliola Alfaro(26 novembre 2008)