CAMPANIA

Il carcere e la vita

L’ufficio del Garante delle persone con libertà personale controllata

La Regione Campania ha istituito l’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale con legge regionale 18/2006, ma il Garante, Adriana Tocco, è stata nominata solo a maggio 2008 e l’ufficio è stato costituito a settembre. Adesso il Garante sta muovendo i primi passi nella complessa realtà delle carceri campane.Non trascurare l’affettività. “Rispondere a tutte le segnalazioni dei detenuti”: si è prefissa quest’impegno Adriana Tocco, che spiega come in questi primi mesi di attività sia riuscita con il suo staff “a risolvere qualche situazione che dipendeva da interpretazioni errate della legge. Alcuni detenuti mi denunciano solo gravi ingiustizie che sono tutte da verificare anche perché non sono riuscita ancora ad andare nelle carceri per la farraginosità delle autorizzazioni. Altri mi interpellano soprattutto per la questione dei trasferimenti, che è molto delicata perché la legge dice che bisogna favorire al massimo la territorialità della pena e garantire al detenuto un rapporto con la famiglia più facile”. In effetti, ribadisce Tocco, “il problema dell’affettività è importante: ci sono persone che non sono al carcere duro e quindi potrebbero essere trasferite più vicine alle famiglie”. Quali le prospettive per il 2009? “Siamo ancora – ammette Tocco – in una fase di costruzione. Ho chiesto un incontro con il card. Sepe che è molto attento alle problematiche sociali e con il quale vorrei lavorare in sinergia il prossimo anno. Sono interessata al suo impegno per la realizzazione della casa di Tonia per l’accoglienza di madri e bambini. Vorrei capire se si possono creare per le madri carcerate strutture protette perché i bambini non devono stare in carcere”. I propositi di Tocco per il 2009 non finiscono qui: “Intendo organizzare un incontro per conoscere meglio la condizione del carcere negli altri Paesi europei dove ci sono strutture più avanzate e possibilità maggiori di incontro con le famiglie. Abbiamo esempi positivi anche in Italia, come a Bollate dove c’è la stanza della famiglia, in cui il detenuto sta una mezza giornata con i congiunti, riproducendo un po’ l’ambiente familiare. Voglio vedere se questo è possibile pure in Campania”.Carceri sovraffollate. “L’attività in questa primissima fase prevede un confronto con chi ha responsabilità discendenti dall’ordinamento nazionale per la custodia dei detenuti, cioè i provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria con i quali si è stabilito subito un ottimo rapporto di collaborazione”. Lo afferma Giovanni Carbone, uno dei cinque collaboratori del Garante per i detenuti in Campania. Tra le prospettive per il futuro “la costituzione dell’osservatorio sulle problematiche carcerarie in Campania per l’ottimizzazione di tutto ciò che rientra nelle competenze della regione”. In Campania, prosegue Carbone, “abbiamo 14 case circondariali, un istituto minorile (quello di Nisida), uno femminile e due ospedali giudiziari (ad Aversa e uno a Secondigliano, un quartiere di Napoli). All’incirca siamo sulle 7 mila unità, con un 30/40% in più rispetto alla capienza reale”. Perciò, chiarisce Carbone, “ci sono oggettive difficoltà che investono la qualità dell’accoglienza e la capacità degli operatori a gestire una situazione così complessa”. Tra gli impegni del garante “attivare una disponibilità di coprogettazione tra gli assessorati competenti (alle politiche sociali, alla formazione, al lavoro e alle attività produttive) e i vertici delle strutture, in primo luogo provveditorato regionale” per l’adozione di iniziative che possano migliorare la vita dei detenuti. L’impegno della Chiesa. Anche don Francesco Esposito, direttore dell’Ufficio di pastorale carceraria dell’arcidiocesi di Napoli, denuncia il sovraffollamento degli istituti di pena campani. “Bisognerebbe iniziare a pensare ad alternative al carcere – evidenzia il sacerdote -. A causa del sovraffollamento i diritti dei detenuti sono calpestati a tutti i livelli, a partire dall’igiene”. Forte è l’impegno della Chiesa nel carcere dove “manca tutto, perciò forniamo dentifricio, bagnoschiuma, saponette, indumenti, scarpe”. Altri problemi: “Proprio per motivi di sicurezza e di sovraffollamento ogni attività è bloccata, dai laboratori rieducativi ai gruppi di catechesi perché mancano gli spazi e il personale di polizia. Ugualmente sono pochi i detenuti che lavorano o che frequentano la scuola”. La Chiesa è vicina non solo perché cerca di fornire ai reclusi ciò di cui hanno bisogno: “Il 30 dicembre ci sarà la visita del card. Sepe al carcere di Poggioreale a Napoli, con un incontro con i detenuti dell’ala di alta sicurezza e la messa nella cappella grande con circa 400 detenuti”. Il cardinale, ricorda il sacerdote, “ha voluto creare il centro di pastorale carceraria, per l’attività sia all’interno delle mura sia all’esterno per sensibilizzare la comunità ecclesiale al problema del carcere. Inoltre, da poco abbiamo finito un corso di formazione per nuovi volontari del carcere”. Altre due iniziative: “La prima domenica di Quaresima ci sarà la seconda giornata dei carcerati, dove le parrocchie della diocesi faranno momenti di preghiera e raccolte di cose che servono e il 28 febbraio ci sarà un convegno a Napoli su carcere e territorio con Rita Borsellino e testimonianze di detenuti e vittime per un discorso di riconciliazione”.a cura di Gigliola Alfaro(24 dicembre 2008)