KENYA: SFOLLATI, NEL CAMPO DI NAKURU SEMPRE PIÙ DIFFICILE PROTEGGERE I BAMBINI

E’ sempre più difficile garantire la protezione ai bambini nei campi profughi allestiti all’interno del Kenia. Lo denuncia Irin Africa, l’Ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari. Secondo l’Unicef gli scontri violenti in corso in Kenya hanno fatto fuggire dalle loro case, da soli o insieme alla famiglia, circa 100.000 bambini, di cui 75.000 vivono nei campi interni. A Nakuru, nella Rift Valley, una delle zone più colpite dalla violenza, gli addetti al grande campo cittadino denunciano difficoltà nel garantire sicurezza agli sfollati. "Attualmente abbiamo 5900 sfollati nei campi – dice Jesse Njoroge, coordinatore del campo di Nakuru -, e più di 2800 sono bambini. Molti arrivano da soli perché devono scappare di corsa dalle loro case". La sorveglianza di volontari al campo è debole e molte persone riescono ad entrare eludendo i controlli. Il 26 gennaio anche alcuni bambini sono stati coinvolti in un attacco al campo, tra giovani con machete. "La situazione sta peggiorando, perché la violenza è diventata completamente tribale – denuncia Mary Muthumbi, incaricato dell’infanzia nel distretto di Nakuru -, quindi anche lavorare nel campo è più difficile. Gli incaricati della protezione dei bambini appartengono a comunità etniche non-kikuyu, perciò la maggioranza kikuyu non si fida di loro ed è perfino ostile. Per il momento si sono ritirati dal campo".