Secondo mons.Perez in questi dieci anni "alcune cose sono cambiate per i cattolici. E’ cambiato in positivo il dinamismo pastorale della Chiesa, lo spirito missionario, manca però un accesso maggiore ai mezzi di comunicazione ed una più ampia azione sociale della Chiesa. Però è aumentato il numero delle comunità cattoliche ed è migliorata la qualità della fede". In un articolo sulla rivista diocesana "Palabra nueva" il card.Jaime Ortega y Alamino, arcivescovo dell’Avana, ha potuto constatare "come la visita di Giovanni Paolo II a Cuba si sia impressa nella memoria del popolo cubano, dei popoli latinoamericani, dell’Europa, dell’America del Nord e del mondo intero". L’arcivescovo dell’Avana ricorda che anni prima, a causa dell’ateismo ufficiale, "si era cancellata in un certo senso la memoria cristiana del popolo", si "era scavato un fosso più o meno profondo tra il Vangelo e la nuova cultura emergente chiusa alla trascendenza. Questa era la situazione spirituale del cubano prima della visita". "Riassumerne i benefici per la Chiesa e per il popolo cubano continua è un compito quasi impossibile se ci collochiamo in un ambito davvero religioso, nel quale l’uomo e la donna si relazionano con il Creatore, perché questo è il significato della parola religione. Solo così si possono comprendere gli effetti salutari della visita di Giovanni Paolo II per il nostro popolo". (pca)