"Il grado di una civiltà si misura dall’attenzione che essa riserva ai suoi morti e alla morte. L’attenzione della nostra società è di qualità desolatamente scadente", ha affermato il teologo gesuita Massimo Pampaloni, intervenendo al Meeting "L’arte di accompagnare all’incontro con la morte", organizzato a Roma dalla Primaria pia unione del transito di San Giuseppe (Guanelliani), che si è aperto oggi, nella Basilica di San Giuseppe al Trionfale, e si chiude domani, con la Santa Messa celebrata dal segretario di Stato Vaticano card. Tarcisio Bertone. "Esercitiamo tutti i tentativi di rimozione: da un lato, nascondendola, dall’altro, esponendola in modo spudorato e turpe in immagini e curiosità morbose". Ma, "sia il primo che il secondo atteggiamento ha continuato Pampaloni vengono dalla stessa radice. La paura". Il pensiero della morte ha un "potere paralizzante" perché interroga sul "non senso della vita": "il presente viene coperto da una coltre di assurdo". Il "gesto interrotto" dalla morte può essere "l’icona della dissonanza tra la realtà del mondo e le nostre aspettative su di essa, dovuta al fatto che, prima o poi, arriva la morte a mettere la parola fine su tutto. Qualsiasi agitarsi dell’uomo sotto il sole è vano, perché la morte vi porrà comunque la parola fine", ha detto padre Pampaloni. "Davanti all’assurdo della morte, si pone la questione del senso della vita". (segue)