FEDE E CULTURA: ANDREOLI (PSICHIATRA), "SI MUORE SOLI PERCHÈ SI VIVE SOLI" (2)

Nella nostra società, "non c’è più ‘la’ morte, ci sono morti al plurale, tanti morti-spettacolo", ha affermato Vittorino Andreoli, al meeting organizzato dai guanelliani a Roma. La morte viene "estetizzata", "ci sono molte rappresentazioni di morte, nei film, in Tv, nei videogiochi". "C’è una categoria di videogiochi denominata ‘Killers’: si accumulano punti ‘uccidendo’ sagome umane. Il più bravo è chi ha ucciso di più virtualmente". E così "i ragazzi imparano a considerare la morte dell’altro come divertente, oppure, interpretano la morte come un atto eroico". Ma, anche gli adulti non hanno un rapporto sano con la morte", ha continuato Andreoli. Nella nostra cultura, "la morte è considerata una malattia. Il morente è un malato". Non vogliamo morire. "Chi ha successo, non vuole perderlo, chi non ce l’ha, vuole conquistarlo. La morte è un ostacolo al potere". Invece, "la malattia del potere che devasta la nostra società può essere curata solo attraverso una educazione alla morte". Dobbiamo "imparare a morire – ha detto Andreoli – e conoscere i bisogni del morente per arrivare preparati all’incontro con la morte, che arriva, perché siamo mortali".