CAMPANIA

I diritti in carcere

Una guida multilingue per i detenuti

Una guida multilingue sui diritti e sui doveri dei detenuti che sarà diffusa in diecimila copie negli istituti penitenziari della Campania: è l’iniziativa promossa dal Garante dei detenuti della Regione Campania e dall’associazione “Il carcere possibile”, in sinergia con l’amministrazione penitenziaria della Campania e l’Istituto universitario L’Orientale. La guida, redatta in italiano, inglese, francese, arabo, rumeno e albanese, è finalizzata a fornire ai detenuti italiani e stranieri nelle carceri campane uno strumento agile e maneggevole per conoscere i diritti e i doveri fondamentali della condizione carceraria, il regolamento della struttura carceraria, le regole della vita carceraria, dai rapporti con il difensore e con i familiari, dalle modalità per presentare richieste alla magistratura di sorveglianza, ai rapporti con l’esterno, dall’alimentazione all’assistenza sanitaria, al reinserimento sociale del detenuto. “Il tema dei diritti umani è fondamentale per la nostra Regione e, per questo, siamo ben lieti di sostenere, nell’ambito delle risorse destinate al Garante dei detenuti, questa iniziativa che è finalizzata alla tutela dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a pene detentive”, sottolinea il presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano.Lavorare in sinergia. Secondo la Garante dei detenuti, Adriana Tocco, “l’elevata percentuale di suicidi nelle carceri italiane e campane evidenzia una situazione di vera emergenza sociale di fronte alla quale le Istituzioni devono reagire. Per questo vanno sostenute iniziative importanti, come quella dell’associazione ‘Il carcere possibile’, finalizzate a mettere in campo strumenti di civiltà per la rieducazione del condannato e per il suo reinserimento sociale”. Dal presidente dell’associazione “Il carcere possibile”, Riccardo Polidoro, un plauso all’iniziativa del Consiglio regionale e del Garante “perché la Regione è stata l’unica istituzione disponibile a finanziare il progetto della guida multilingue e a dare un importante contributo per la situazione dei detenuti in Campania”. Polidoro ricorda che ci saranno degli incontri presso le carceri nei quali la guida sarà presentata. Il primo è stato lunedì 4 ottobre alle ore 15 presso il carcere di Poggioreale. Il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Tommaso Contestabile, invita “le forze politiche e le istituzioni ad affrontare con la dovuta sensibilità sociale le problematiche della situazione carceraria che investono, oltre ai detenuti, gli agenti di Polizia penitenziaria e i vertici amministrativi degli istituti di pena”.Il vero problema. “L’iniziativa della guida multilingue per i detenuti è certamente valida, ma i problemi delle carceri campane sono altri”. Ad affermarlo è Antonio Mattone, membro della Comunità di Sant’Egidio di Napoli e segretario del Forum Regione Campania per il diritto alla salute dei detenuti e delle detenute e l’applicazione del decreto legislativo 230/99. “Il problema fondamentale – chiarisce Mattone – è il sovraffollamento. In Campania la capienza regolamentare delle carceri sarebbe di 5.501 detenuti, mentre la presenza effettiva è di 7.555, secondo i dati aggiornati a settembre 2010”. Certo, “la guida offre informazioni a chi sta in carcere e può essere utile in questo senso, anche perché sono tanti gli stranieri che stanno nei penitenziari e non sempre sanno quali sono i diritti e le regole, per cui capita che non si avvalgano dei primi e non rispettino le seconde. Chi non conosce la lingua in carcere si trova, insomma, ancora più in difficoltà”. Per il sovraffollamento, Mattone ritiene che “il problema importante sia far accedere alle misure alternative. C’è un pensiero superficiale che dice che una società più sicura si costruisce se si mettono in carcere i detenuti e ‘si butta la chiave’. Fatta eccezione per gli ergastolani, prima o poi i detenuti usciranno dal carcere e l’obiettivo della sicurezza si raggiunge soltanto se chi esce è una persona diversa da quella che è entrata”.Volontariato prezioso. “Al contrario di quello che pensa la gente – precisa Mattone -, i dati sui tassi di recidiva, ci dicono che una società più sicura si costruisce dando altre opportunità ai detenuti. I dati lo confermano: solo il 30% di chi ha scontato la pena in modi ‘alternativi’ al carcere finisce di nuovo in cella, contro una recidiva media del 66%”. Per il membro della Comunità di Sant’Egidio, “il carcere purtroppo è una scuola del crimine, dove nessuno ti aiuta”. Un altro grosso problema è “quello della salute: tanti detenuti in carcere non hanno cure. Ora la competenza della medicina dei penitenziari tocca alle Asl. Questo è positivo perché i detenuti in questi diritti sono equiparati ai cittadini, ma poi concretamente diventa difficile esercitare il diritto alla salute e ricevere le cure”. È molto importante poi, conclude Mattone, “il ruolo del volontariato, e di quello cattolico in particolare. Se penso agli stranieri che non hanno sapone per lavarsi, vestiti per coprirsi, nessuno con cui scambiare due parole. Ne ho incontrati molti a Poggioreale. E l’unico sostegno queste persone lo hanno dai cappellani, dalle suore, dai volontari”.a cura di Gigliola Alfaro(06 ottobre 2010)