"Non ci può essere nessuna ragione perchè una vita umana sia messa a rischio in un’attività produttiva, senza aver preso tutte le cautele necessarie per proteggerla. Ci vuole il rispetto delle leggi e anche la prudenza che nasce dall’esperienza e dalla diretta conoscenza dei rischi che ogni lavoro comporta. La vita dell’uomo viene prima di tutto". Lo ha detto oggi pomeriggio il vescovo di Faenza-Modigliana, mons. Claudio Stagni, celebrando le esequie di Roberto Imperiale, l’operaio di 36 anni morto domenica mattina a Castel Bolognese (Ra)per un incidente sul lavoro. "Il mondo in cui viviamo ha aggiunto, riferendosi ai passi biblici letti durante la liturgia porta dentro di sé il germe della morte", ma "di questo sfacelo noi non siamo le vittime impotenti, perché possiamo trasformare la sofferenza e perfino la morte in un passaggio di liberazione, aiutati dalla fede e dalla grazia di Dio". Infine, rivolto ai presenti e, in particolare, alle autorità civili, il vescovo ha richiamato a un "impegno solidale per diffondere nella nostra società il rispetto della vita umana in ogni maniera, sul lavoro, sulla strada, nei malati terminali, nei bambini appena concepiti, dove si muore di fame e dove si combatte la guerra". "Non possiamo farci l’abitudine ha concluso a queste morti come a un fatto inevitabile".