Contrastare il fenomeno delle adozioni illegali e la scomparsa di neonati ad esse collegabili; armonizzare le regole per le adozioni internazionali almeno fra i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. È la posizione emersa dall’Assemblea parlamentare CdE, che ha discusso il rapporto della deputata svizzera Ruth-Gaby Vermot-Mangold. La quale rifiuta il concetto di "diritto al bambino": "Lo scopo dell’adozione internazionale – afferma – è di permettere al minore di trovare dei genitori, nel rispetto dei suoi diritti, e non di soddisfare il desiderio di genitori di avere un bambino a tutti i costi". L’Assemblea ha dunque votato all’unanimità un documento che, attraverso una revisione della Convenzione dell’Aia del 1993, invita ad armonizzare i sistemi giuridici nazionali, a realizzare una maggiore flessibilità in materia ma "sempre nel rispetto dei diritti dei bambini". L’Apce ricorda che "l’assenza di regole in materia registrazione" (in alcuni paesi i genitori non sono obbligati a denunciare le nascite) "e la mancanza di rigore hanno favorito lo sviluppo dei circuiti paralleli e del traffico di bambini". L’Aula invita gli Stati che non lo hanno ancora fatto "a modificare il diritto di famiglia e il diritto penale al fine di ostacolare il traffico di minori e le adozioni illegali".