"La legge 194, parlando eufemisticamente di interruzione della gravidanza, non necessariamente prevede la soppressione del bambino che quindi, se vitale, va assistito preservandone la vita": lo scrive in una nota diffusa alla stampa dal titolo "Limite di aborto, limite di cure prenatali", la Comunità Papa Giovanni XXIII, in riferimento al limite di aborto a 22 settimane e 3 giorni fissato in Lombardia. Nel testo, firmato da Giovanni Ramonda, vice-responsabile generale, e da Enrico Masini, animatore del servizio maternità difficile della stessa associazione, si ricorda che "il nostro fondatore don Oreste Benzi così diceva alle mamme incinte intenzionate ad abortire: ‘il tuo bambino sprizza di gioia e ti chiede di vivere. Lascia che cresca ancora un po’ così che possa essere accolto e amato da un’altra mamma’". "Riguardo al parere del Consiglio Superiore di Sanità sui limiti alle cure intensive per i prematuri prosegue la nota l’associazione esprime la grande preoccupazione che si smetta di investire nella ricerca di poter salvare anche bimbi piccolissimi lasciandoli morire". Mette anche in guardia "dall’innescare un’ulteriore prassi di selezione dei sani, demandando a genitori e medici il potere sulla vita o sulla morte del bambino con problemi di salute o anche solo con la probabilità di averne".