"Nell’amore di coppia dovrebbero rientrare tutte le componenti della persona: corpo, affettività, intelligenza, volontà, comportamento, apertura alla società, alla Chiesa, a Dio. Oggi però è diffusa una mentalità che riduce l’amore a soddisfazione dell’istinto, sensazione ed emozione piacevole, benessere sentimentale": lo scrive il card. Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze, nella "Lettera Pasquale 2008" indirizzata alle famiglie. Secondo Antonelli, nel modo diffuso di concepire l’amore "conta ciò che si sente, ciò che è spontaneo, gratificante, senza richiedere impegno e tantomeno sacrificio. Un tale amore merita piuttosto di essere chiamato coincidenza di egoismi ed è volubile, effimero, soggetto a delusioni tanto più cocenti quanto più era stato caricato di attese". Il cardinale presenta poi un "decalogo della famiglia" che in sintesi è così articolato: I il matrimonio è vocazione, II gli sposi preghino insieme, III vivano e insegnino la gratuità e il dono, IV capire i bisogni dell’altro, V trovare interessi comuni, VI rendersi amabili curando il proprio aspetto, VII rispettare gusti, preferenze e difetti dell’altro, VIII aprirsi all’accoglienza dei figli, IX dialogare e sostenere i figli stando volentieri con loro, X aprire la famiglia a nonni, nipoti, ai vicini e ai poveri.