CAMPANIA
Il nuovo “Piano casa”
È stata approvata a gennaio, in Campania, la legge “Modifiche alla legge regionale 28 dicembre 2009, n. 19 e alla legge regionale 22 dicembre 2004, n. 16”. Obiettivi del nuovo Piano casa sono il contrasto alla crisi economica, la tutela dei livelli occupazionali, lo stimolo all’utilizzo delle energie rinnovabili, l’incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e privata anche attraverso la riqualificazione di aree urbane degradate o esposte a particolari rischi ambientali e sociali. Tra le novità previste l’ampliamento, per uso abitativo, non solo per prima casa, fino al 20% della volumetria esistente per gli edifici residenziali uni-bifamiliari, per edifici di volumetria non superiore ai 1.500 metri cubi, per edifici residenziali composti da non più di tre piani fuori terra. Inoltre, sarà consentito a chi vuole demolire un immobile costruito in aree a rischio di ottenere una “moneta urbanistica” con un aumento volumetrico del 50% per la ricostruzione in aree non a rischio. Previsto anche il cambio di destinazione d’uso da edifici a destinazione turistico-alberghiera ad abitazioni civili, a patto che il 35% venga destinato all’housing sociale.Un Piano interessante. Don Aniello Tortora, incaricato regionale per la pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale campana (Cec), esprime un parere favorevole: “A me pare che il nuovo Piano casa sia abbastanza rispettoso della legalità, della normativa nazionale e consideri che ci troviamo ancora in piena crisi economica”. Per il sacerdote “è interessante lo stimolo all’utilizzo delle energie rinnovabili e la riqualificazione delle aree urbane degradate o esposte a rischi ambientali, che stanno diventando sempre più rilevanti per il problema dell’emergenza ambientale”. “Il problema della casa – evidenzia l’incaricato regionale – è, insieme con la mancanza di lavoro, uno dei drammi del nostro territorio, soprattutto per i giovani. È davvero angoscioso accogliere tante riflessioni di coppie giovani che vorrebbero sposarsi, ma non possono sia per il problema casa (fitti troppo alti) sia per il lavoro che, quando c’è, è precario”.Non resti uno slogan. Per Eleonora Cavallaro, presidente delle Acli Campania, “gli obiettivi del nuovo Piano casa sono condivisibili, il punto interrogativo è quanto possano trovare una effettiva realizzazione”. Per evitare che la legge resti lettera morta, “sarebbe auspicabile un tavolo tra Regione e Comuni, in considerazione dei piani urbanistici comunali”. Bisogna evitare, secondo Cavallaro, che “la legge serva a preparare le basi per un nuovo condono. Di fronte alle richieste di ampliamento non ci potrà essere un semplice silenzio assenso, ma un controllo sul campo”. Il Piano casa può essere una risposta alla crisi? “Non è l’intervento per eccellenza – risponde la presidente Acli Campania -, anche se l’edilizia è sempre stato un settore anticrisi. In effetti, nel settore edilizio viene assorbita soprattutto la manovalanza e questo non argina la fuga dei cervelli”. Attenzione anche “all’applicazione della legge sulla sicurezza sul lavoro”. Occorre, poi, chiarire bene come s’interverrà rispetto al cambio di destinazione d’uso e all’housing sociale. “Questo potrebbe essere un elemento qualificante della legge – afferma Cavallaro – nella misura in cui non resti uno slogan. Oltre ad un coordinamento con le politiche sociali per individuare i possibili beneficiari (coppie giovani, immigrati…), il problema è capire quali sono gli edifici a destinazione turistico-alberghiera che potrebbero essere trasformati in abitazioni civili. C’è il rischio, infatti, che siano fatiscenti”. Rispetto alla riqualificazione delle aree degradate, “di solito le zone industriali sono molto decentrate rispetto ai centri abitati e quindi una riqualificazione deve tener conto anche dei sistemi di collegamento”.Solo promesse? A giudizio di Pasquale Giustiniani, membro della Commissione per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato della Cec, vi sono nel Piano casa “alcuni rilevanti passaggi che potranno interessare non poco i cultori di etica e di bioetica. Per esempio, sul piano della bioetica cosiddetta ambientale, viene dichiarata la volontà di conferire un forte stimolo all’utilizzo delle energie rinnovabili, che significa non solo l’eolico o il solare, ma anche nuovi insediamenti industriali-energetici, peraltro in una Regione che non riesce ancora a far decollare un piano di riuso, riqualificazione e smaltimento bassamente inquinante dei rifiuti ordinari e speciali”. D’altra parte, “si comincia finalmente a pensare in maniera dedicata alla riqualificazione di aree urbane degradate o esposte a particolari rischi ambientali, favorendo costruzioni con elevati livelli di sostenibilità ambientale ed energetica. Questo, per la Regione Campania, significherebbe metter mano a un’azione generalizzata, ma con stanziamenti che sembrano inadeguati”. Inoltre, “sul piano di giustizia ambientale, i vincoli relativi ai territori contermini ai laghi, ai fiumi, torrenti e corsi d’acqua, ai parchi riserve nazionali, i vulcani, le zone di interesse archeologico… renderanno assai risicata la realizzazione delle promesse del Piano”.a cura di Gigliola Alfaro(18 febbraio 2011)