CAMPANIA

La normale emergenza

Per i rifiuti nuove iniziative ma la crisi rimane

È passata, lunedì 11 aprile, in Consiglio regionale una norma che di fatto abolisce la provincializzazione della gestione del ciclo dei rifiuti: se una Provincia non riesce a garantire il pieno rispetto dell’autosufficienza per fondate ragioni oggettive, la Giunta regionale, su richiesta della Provincia, può ricorrere a soluzioni alternative in altre Province. Il problema si pone soprattutto per Napoli che da sempre ha difficoltà a smaltire i suoi rifiuti. Anche negli ultimi tempi l’emergenza rifiuti è di nuovo sotto gli occhi di tutti. Millecinquecento tonnellate di immondizia sono ancora a terra, anche se la situazione dovrebbe migliorare per la scelta di realizzare un sito di trasferenza nella vasca del depuratore di Napoli est. Ma la Campania è una Regione davvero particolare: se, da un lato, ha la maglia nera per i sacchetti di spazzatura per le strade, dall’altro lato, è al primo posto tra le Regioni del Sud Italia per raccolta di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Inoltre, la Regione bandirà entro fine giugno le gare per la realizzazione dei 6 biodigestori per la frazione organica negli Stir (stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio rifiuti) e per incrementare, parallelamente, i livelli di raccolta differenziata.Crisi perenne. Quella dei rifiuti, per Pasquale Giustiniani, membro della Commissione per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato della Cec (Conferenza episcopale campana), è “una perenne crisi. Ora, ennesimi cumuli di ‘tal quale’ vengono lasciati per le strade di Napoli, peraltro all’inizio della stagione turistica e alla vigilia di una delicata tornata elettorale. Almeno per 36 mesi poi, ci ricordano i tecnici, dovremo sopportare la massima criticità gestionale per i ‘rifiuti storici'”. Sul piano delle responsabilità giuridiche, ricorda Giustiniani, “è recente la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per 20 tra sindaci, commissari prefettizi e pubblici funzionari, accusati di epidemia colposa e abuso d’ufficio. Nel 2008, anche il ministero della Salute concluse per la fondatezza di alcuni rischi: fumi da incendio di rifiuti abbandonati, diossine, discariche abusive che, oltre a una probabile maggiore mortalità da tumori e malformazioni congenite, sono in grado di causare, com’è stato dimostrato per la discarica di Pianura (Na), la contaminazione del suolo e delle falde idriche di superficie”.Troppi rifiuti. “Sul piano della iperproduzione di rifiuti, che è anche un segno di stili di vita non improntati alla sobrietà, i numeri parlano chiaro – afferma l’esperto – le cinque province della Campania producono quotidianamente circa 7.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani. Inoltre, la salvaguardia e la tutela delle aree e dei siti di interesse strategico nazionale devono essere ancora garantite mediante l’impiego delle Forze armate”. Tra questi siti, anche l’unico termovalorizzatore campano di Acerra. “La proprietà del sito, entro il dicembre 2011, dovrebbe essere trasferita – dice il membro della Commissione Cec – alla Regione Campania, ovviamente condizionatamente all’esito positivo del collaudo, pubblicato nel febbraio 2010. A loro volta, i siti di stoccaggio provvisorio esauriscono periodicamente la loro capacità ricettiva. Non sempre sono al top i siti di trasferenza e qualche Comune, come Napoli, pur avendo tutti gli strumenti legislativi per individuare e aprire un impianto nella città, non si muove, oppure ipotizza soluzioni strane”.Ancora lontani dalla soluzione del problema. Sul piano delle iniziative, “la Giunta regionale, nel marzo scorso – prosegue Giustiniani -, ha preso atto di un piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani campani, i cui capisaldi restano quelli della riduzione dei rifiuti, della corretta raccolta (la differenziata, stando a dati non certificati del 2010, si attesterebbe soltanto al 29%), l’adeguato recupero di materia ed energia, l’appropriato smaltimento dei rifiuti, soprattutto i pericolosi per la salute e l’ecosistema. Si parla anche di soldi governativi per realizzare le opere compensative per i Comuni campani che ospitano impianti di smaltimento e trattamento dei rifiuti, affidati alla Sogesid, una società in house del ministero dell’Ambiente che si auto-attribuisce la missione di fornire alla Pubblica amministrazione azioni mirate al risanamento e salvaguardia ambientale”. Ma “lo stesso assessore regionale all’Ambiente segnala le cose che ancora non vanno. In primo luogo, un sistema di ambiti territoriali eccessivamente rigido, che certamente non favorisce forme di reciproca solidarietà. Inoltre, l’organizzazione degli Stir, che in Campania sono sette, ma che periodicamente vengono chiusi per inchieste giudiziarie o altri motivi. Si attende, inoltre, con interesse il bando regionale per 6 biodigestori per la frazione organica, che tuttavia previamente esigerebbero d’incrementare la raccolta differenziata”. Infine, conclude l’esperto, “non si può dimenticare la piaga delle discariche private o abusive, ad esempio nel territorio di Castelvolturno, laddove le autorità amministrative non hanno fondi per lo smaltimento del percolato eccedente che intanto continua a causare compromissioni ambientali”.a cura di Gigliola Alfaro(13 aprile 2011)