"Guardiamo con preoccupazione al futuro delle famiglie attuali, e di quelle che si stanno formando, e anche di quelle che non riescono a formarsi a causa di tanti ostacoli oggettivi esistenti in Calabria, quali i costi della casa, le difficoltà del lavoro, la carenza di certi servizi sanitari e sociali". Lo ha detto al Sir mons. Luigi Antonio Cantafora, delegato della Conferenza Episcopale Calabra per la Carità, presentando il convegno "Ripartire da Cana. La famiglia calabrese tra risorse e fragilità" che si svolgerà a Falerna (Cz) dal 25 al 26 gennaio su iniziativa delle 12 diocesi della regione. "Siamo preoccupati aggiunge il presule – anche per la presenza di famiglie allargate in clan e dedite alla malavita, le quali opprimono gli stessi loro familiari costringendoli all’omertà se non addirittura a partecipare ad azioni criminose di ‘ndrangheta. Come Chiesa vorremmo la famiglia più unita, nelle sue relazioni e nell’amore familiare. E vorremmo la famiglia più aperta, agli altri, ai lontani, alle altre famiglie, all’impegno civile". Nel mondo ecclesiale calabrese "abbiamo delle sperimentazioni di aiuto alle famiglie, a quelle povere e poverissime in particolare tramite i Centri di ascolto delle Caritas", spiega ancora mons. Cantafora. In Calabria, inoltre, sono stati avviati "servizi di sostegno e di accompagnamento alla coppia, alla relazione, alla genitorialità".