Pubblichiamo la nota Sir sulla prolusione tenuta ieri sera dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in apertura del Consiglio episcopale permanente.
Guarda in positivo, il cardinal Bagnasco a questa Italia in crisi: "la Chiesa vuole aiutare il Paese a riprendere il cammino, a recuperare fiducia nelle proprie possibilità, a riguadagnare un orizzonte comune". Parole chiare. E proprio per questo non tace le questioni. La prolusione del presidente della Cei anzi va alla radice di una serie di emergenze, di problemi. A leggere l’elenco, che il cardinal Bagnasco traccia con chiarezza, l’impressione può anche essere quella di un insieme di problemi e qualche commento lo ha enfatizzato. Ma l’intenzionalità è chiara. La Chiesa, ripete, non ha paura di amare, dunque quando parla "si realizza come la chiesa del sì, anche quando si vede costretta a dire senza arroganze e con parresìa dei leali no".
Questo metodo, questa intenzionalità la applica a tutti i temi, a proposito della famiglia e delle convivenze, della vita e dell’aborto, dell’omosessualità, insomma, delle grandi questioni dell’identità e della verità sull’uomo. Si fa carico dei problemi concreti dei bilanci familiari, della sicurezza sul lavoro, dell’immondizia napoletana, rivolge un appello stringente ai politici di ispirazione cristiana, un appello alla coerenza ed all’iniziativa.
C’è proprio bisogno di un discorso ampio, pragmatico, cioè legato alla vita concreta, ma che abbia il coraggio di spendersi sui grandi temi, proprio sulle questioni di principio. C’è la cifra della personalità del presidente della Cei. C’è il pastore, prima di tutto, e insieme l’educatore, che sa dare principi e indirizzi chiari, punti di riferimento sicuri, e insieme orientare, accompagnare.
Non c’è bisogno di moralismo, oggi, ma di insegnamento morale, non c’è bisogno di buonismo, ma di amore. Il Paese può uscire dalle sue nevrosi ripetute, dallo sfilacciamento che denunciano pressoché unanimi gli osservatori, se si libera dalla sindrome del conflitto, se ritrova chiarezza, se si libera dai complessi, e ritrova identità.
Niente prediche, allora, ma tante sollecitazioni, espressione di una sollecitudine di fondo, un atteggiamento fiducioso. Le sfide e il Paese ne ha di fronte non poche possono diventare, devono diventare delle opportunità. Rinnova l’appello allora, il cardinale Bagnasco, al Paese, anche per l’operosità e l’esempio dei cattolici, "ad un rinnovato dinamismo, aprendosi con fiducia a nuovi rapporti e non trascurando nessuna delle energie capaci di contribuire alla crescita culturale e morale dell’Italia". Ecco allora le considerazioni finali sull’ulteriore sviluppo del progetto culturale, in particolare per promuovere "momenti pubblici di elaborazione e di proposta ad alto livello, dando la priorità ai temi della coscienza nel suo nesso con la libertà e la responsabilità". Qui forse sta il bandolo della crisi italiana, l’impegno per un nuovo sviluppo.