CAMPANIA

Contro il precariato

Avviato il “Sistema informativo lavoro regionale”

È attivo dal 19 maggio il Sil (Sistema informativo lavoro regionale), meccanismo che mette in contatto domanda e offerta di lavoro. Ad attuare il sistema è la Regione Campania nell’ambito dell’iniziativa denominata “Campania al lavoro”, che rientra nel piano d’azione per il lavoro, messo in piedi dalla Regione e dal suo assessorato al Lavoro. Tre gli obiettivi: erogare servizi on line, informazioni, documentazioni attraverso il portale regionale lavoro; acquisire, storicizzare e classificare i dati per pianificare politiche del lavoro; assolvere adempimenti richiesti dal ministero del Lavoro in termini di avvio on line di dati amministrativi e statistici. Con l’attivazione del Sil è operativo in Campania anche il nodo regionale per le comunicazioni che consentirà l’invio on line delle comunicazioni di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione di rapporti di lavoro. Nel portale, inoltre, c’è un’area dedicata alla pubblicazione di bandi e avvisi. Per il completamento dell’intero sistema si dovrà attendere la fine del 2011, quando il Sil disporrà di una banca dati regionale in materia di lavoro e formazione, sarà completata la rete tra tutti gli enti coinvolti, saranno attivi nuovi servizi per una gestione e il monitoraggio delle politiche del lavoro. A oggi, un tale sistema è attivo soltanto in Sardegna, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia.I problemi restano. “Mi sembra una buona iniziativa perché nell’era della tecnologia il Sil offre un accesso anche più veloce ai problemi. È un modo anche per mettersi a servizio dei cittadini”, commenta don Aniello Tortora, incaricato regionale della Pastorale sociale e per il lavoro della Conferenza episcopale campana. “Il problema resta, comunque, a monte – avverte il sacerdote -: ciò che serve sono sempre lo sviluppo, chi crea lavoro e che tipo di lavoro. Per i nostri giovani infatti il lavoro è sempre precario”. Don Tortora porta l’esempio di Pomigliano, dove dovrebbe partire la produzione della Panda della Fiat. “Stanno assumendo con il progetto Fabbrica Italia poco alla volta tutti i lavoratori, che oramai non ce la fanno più perché sono ancora in cassa integrazione e c’è l’incertezza del futuro. Un tempo, a Pomigliano era il papà che usciva dall’industria, come Fiat o Alenia, per fare posto al figlio. Adesso non solo il figlio non entra, ma rischia il lavoro anche il padre”. Insomma, per il sacerdote, “si dovrebbero fare delle politiche industriali serie in regione. Il problema, inoltre, non si limita neanche più solo ai giovani che devono immettersi nel mondo del lavoro, ma ai 40/50enni che hanno l’angoscia di perdere il lavoro”. Sulla “piaga della disoccupazione” in Campania “non si è fatto molto, anche considerato che le povertà sono in aumento”. Perciò, “ancora una volta – dice don Tortora – serve un appello alla politica perché si pensi di più al bene comune e alla politica come servizio piuttosto che a litigare e spartirsi le poltrone”.Poco impegno della Regione. “Il Sil può essere uno strumento utile perché attualmente c’è troppa distanza tra domanda e offerta di lavoro”: è la considerazione di Michele Cutolo, presidente provinciale di Mcl (Movimento cristiano lavoratori) Napoli, per il quale “il tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani, è altissimo e la difficoltà è proprio la mancanza del giusto incrocio tra domanda e offerta di lavoro”. “Questo servizio informatico della Regione non deve servire solo per i lavoratori italiani – prosegue il presidente di Mcl Napoli -, ma anche per dare una mano a quelli immigrati, che offrono un certo tipo di lavoro, la cui domanda non sempre è conosciuta. Attraverso il Sil e il portale lavoro si potrebbe creare una sinergia ancora maggiore per queste persone”. Altra attenzione necessaria è “per i giovani”, dal momento che le istituzioni “sottovalutano” il problema di quanti “arrivano a 35/37 anni ancora inoccupati, malgrado i titoli di studio. In Campania e a Napoli si dovrebbe migliorare, perciò, la politica della formazione fatta ancora in maniera didattica. A livello regionale abbiamo una marea di corsi professionali pluriennali, ma ci sono pochi tirocini nel mondo del lavoro. La Regione dovrebbe pagare questi corsi solo se veramente danno poi sbocchi concreti”. Da combattere, sottolinea Cutolo, “è anche la dispersione scolastica: molti ragazzi lasciano la scuola, preferendo la via più breve ma anche più sbagliata per arrivare ai guadagni, entrando nella malavita. Ragazzi che semmai vivono in famiglie in cui il padre è da sempre precario. Per questo è importante anche combattere con decisione il precariato”. “Purtroppo, anche a un anno dalle elezioni a livello regionale, non è stato fatto granché a favore del lavoro – conclude il presidente di Mcl Napoli -. In autunno faremo un convegno sulle politiche per il reddito e per le fasce deboli per discutere di questi problemi. Una grande opera per risvegliare le coscienze, anche delle istituzioni, sulla questione lavoro la sta facendo il card. Crescenzio Sepe, al quale siamo veramente grati, con il Giubileo per Napoli”.a cura di Gigliola Alfaro(01 giugno 2011)