Nella sua lettera, l’arcivescovo ambrosiano ricorda che "anche la Chiesa sa che in certi casi non solo è lecito, ma può essere addirittura inevitabile prendere la decisione di una separazione: per difendere la dignità delle persone, per evitare traumi più profondi, per custodire la grandezza del matrimonio, che non può trasformarsi in un’insostenibile trafila di reciproche asprezze". Ciò non vuol dire, naturalmente, che non ci siano precise responsabilità: "Se anche, spesso, le addossiamo volentieri all’ambiente, alla società, al caso, in verità sappiamo che ci sono anche le responsabilità nostre". Dopo aver spiegato il motivo per il quale la Chiesa esclude dal sacramento dell’Eucarestia i divorziati risposati, Tettamanzi ricorda che "la vita cristiana ha certo il suo vertice nella partecipazione piena all’Eucarestia, ma non è riducibile soltanto al suo vertice. Come in una piramide, anche se privata del suo vertice, la massa solida non cade, ma rimane". E così conclude: "Vi chiedo perciò di partecipare con fede alla celebrazione eucaristica, anche se non potete accostarvi alla comunione: sarà per voi uno stimolo a intensificare nei vostri cuori l’attesa del Signore che verrà e il desiderio di incontrarlo di persona con tutta la ricchezza e la povertà della nostra vita".