"Custodire la santità del nome di Dio è forse il più grande servizio che Israele e la Chiesa possono fare all’umanità di oggi in Occidente, perché essa non smarrisca se stessa nel deserto del nulla. Se perdesse il Nome, perderebbe tutto e l’uomo entrerebbe in una solitudine senza rimedio". Con queste parole l’arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, ha commentato questa sera a Bologna il comandamento biblico "Non pronunzierai il nome del Signore Dio tuo invano", filo conduttore dell’odierna giornata per il dialogo tra cattolici ed ebrei. L’arcivescovo ha invocato la preghiera comune, di ebrei e cristiani, perché Dio stesso "impedisca che la sua vera identità sia oscurata dalla nostra capacità di deformare" il suo nome. "Israele e la Chiesa ha osservato vivono in un mondo nel quale è praticamente scomparsa la capacità di percepire il significato della rivelazione del Nome (di Dio, ndr)". "La storia del progressivo indebolimento di questa capacità è molto complessa", ha aggiunto, facendo riferimento anche alla mancata visita di Benedetto XVI alla "Sapienza". Proprio il Papa, ha concluso, "ha più volte richiamato l’attenzione su due fatti che vanno congiuntamente considerati: la riduzione del pensare al pensare calcolante e la progressiva figura che il mondo è andato acquisendo, di essere un mondo fatto dall’uomo".