CAMPANIA

Corsa contro il tempo

Rifiuti urbani: un nuovo piano per la gestione

L’Italia e la Commissione Ue lavoreranno insieme a livello tecnico per dare una risposta conclusiva alla crisi dei rifiuti in Campania entro giugno. È l’impegno assunto dal ministro dell’Ambiente italiano Corrado Clini e dal commissario Ue all’Ambiente Janez Potockinik a Bruxelles, qualche giorno fa. "È una lotta contro il tempo", ha detto Potocknik, parlando di "tempo non illimitato". La Ue "non sospende alcuna procedura", ha precisato, ma tiene in conto "certi passi che sono stati presi" dalle autorità nazionali e locali. In particolare, il riferimento è al nuovo piano di gestione dei rifiuti urbani approvato il 16 gennaio dal Consiglio regionale. Tre nuovi inceneritori (a Salerno, Napoli Est e a Giugliano) e un obiettivo di almeno il 50% di raccolta differenziata entro l’anno sono i punti principali del nuovo piano. Adesso dovrebbe essere approvato entro fine marzo dal Consiglio anche il piano per i rifiuti speciali, già licenziato dalla Giunta.Punti dolenti. Per Pasquale Giustiniani, titolare di bioetica nella Facoltà di giurisprudenza della Seconda Università di Napoli e direttore dell’Ufficio per la giustizia, legalità, pace e salvaguardia del creato di Pozzuoli, "il commissario europeo all’ambiente è stato esplicito: da qui a giugno il nostro Paese rischia un nuovo deferimento alla Corte di giustizia, ovviamente se la Campania, e Napoli in particolare, non decidono finalmente di fare una ‘corsa contro il tempo’ per evitare una nuova crisi dei rifiuti". Certo, prosegue il docente, "il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani è stato giudicato positivamente anche per la sostanziale coerenza interna; ma si potrebbe trattare soltanto di auspici". Secondo l’esperto, "due restano i punti dolenti: manca un piano per i rifiuti speciali, per ora licenziato dalla Giunta, e si nutrono dubbi sulle reali possibilità di rispettare il cronoprogramma per i rifiuti urbani, nel quale dovrebbe avere un posto centrale il piano bonifiche". Secondo l’Europa va rispettata una gerarchia di azioni, che ai primi posti prevede la riduzione della produzione, il riutilizzo, il riciclaggio e il compostaggio. "La situazione campana – sottolinea Giustiniani – resta purtroppo lontana dal soddisfare queste priorità; la stessa raccolta differenziata ristagna al 29% su base regionale: ancora troppo poco". Preoccupano poi, "le cose ancora da realizzare, come gli impianti di compostaggio, alcuni dei quali attendono l’avviamento delle gare, nonché la scarsità o quasi inesistenza delle azioni di contrasto al fenomeno dell’abbandono dei rifiuti in strada e della loro combustione selvaggia. Ma soprattutto, preoccupa la salute dei cittadini che vivono qui".Restano i nodi. "L’approvazione del piano in Consiglio regionale è stata indispensabile per ottenere ulteriori 150 giorni dalla Commissione europea per mettere in atto le politiche pianificate e per presentare il Piano dei rifiuti speciali", osserva Giuseppe Irace, responsabile della Commissione ambiente della Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Napoli, per il quale, però, il piano "non scioglie tutti i nodi sottesi". Innanzitutto, prevede "uno scenario di raccolta differenziata al 65%, ma dimensiona gli impianti considerando una raccolta differenziata del 50%; ciò comporta sostanzialmente un sovradimensionamento degli impianti di termovalorizzazione e un sottodimensionamento degli impianti di trattamento dell’umido, che sono i veri grandi assenti della filiera dei rifiuti in Campania. Tale mancanza porta al paradosso che i Comuni virtuosi della Campania, e sono tantissimi, sono obbligati a trasportare i rifiuti umidi verso impianti fuori regione, a costi esorbitanti: tutt’oggi in Campania fare la raccolta differenziata dell’umido costa più che portare in discarica!". Per quanto riguarda la Provincia di Napoli, "con una raccolta differenziata al 65% – precisa Irace – il termovalorizzatore di Acerra sarebbe sufficiente e quello previsto dal Piano a Napoli Est sarebbe ‘matematicamente’ inutile. Inoltre, sempre in Provincia di Napoli, a Giugliano, un territorio martoriato, è previsto un ulteriore termovalorizzatore per le eco balle". Peraltro, aggiunge, "le ecoballe (6 milioni di tonnellate) stoccate in quelle zone non riguardano solo la Provincia di Napoli, ma l’intera Regione". Di contro "l’impianto previsto nella Provincia di Caserta è sottostimato: 90 mila tonnellate all’anno contro un fabbisogno superiore alle 200 mila". Per l’esperto, "si sarebbe potuto pensare a un impianto di portata maggiore in Provincia di Caserta per smaltire anche le eco balle, oppure, vista la ‘fame’ di materia da bruciare da parte d’impianti del Nord Europa, il materiale stoccato per decenni potrebbe essere esportato, a costi molto inferiori di quelli previsti per la realizzazione di un nuovo impianto in Campania". Infine, "il piano, contrariamente a quanto fa per i termovalorizzatori, non scioglie il problema della localizzazione delle discariche rimandandolo al livello provinciale. Ciò – conclude – richiama uno dei problemi più gravosi e oggettivamente di difficile soluzione".a cura di Gigliola Alfaro(01 febbraio 2012)