"Il pericolo del mondo occidentale", per il Papa, "è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo potere, si arrenda davanti alla questione della verità", o in altre parole che la ragione si pieghi "davanti alla pressione degli interessi e all’attività dell’utilità". Dal punto di vista dell’università, "esiste il pericolo che la filosofia si degradi in positivismo; che la teologia venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande". Nei tempi moderni, ha ammesso il Pontefice, "si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere", soprattutto nell’ambito delle scienze naturali, "che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia", e delle scienze storiche e umanistiche, "in cui l’uomo cerca di comprendere meglio se stesso". In questo sviluppo, per il Papa "si è aperta all’umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell’uomo". "Ma il cammino dell’uomo il monito papale – non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato". Il Papa non manca di citare l’antidoto a questo pericolo: la fede cristiana, la cui "storia" ne dimostra "la verità nel suo nucleo essenziale, rendendola anche un’istanza per la ragione pubblica".