BENEDETTO XVI: DISCORSO ALLA SAPIENZA, "IL PAPA VOCE DELLA RAGIONE ETICA DELL’UMANITÀ" (2)

In sintesi, dunque, "il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica". All’eventuale "obiezione" secondo cui il Papa, di fatto, "non parlerebbe in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede", secondo il Papa bisogna rispondere che "di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee". Come testimone il Papa cita il filosofo statunitense John Rawls, che "pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione ‘pubblica’, vede tuttavia nella loro ragione ‘non pubblica’ almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono". Di qui la "ragionevolezza" e il "perdurante significato" della morale cristiana, "fondo storico dell’umana sapienza" perché "frutto di una tradizione responsabile e motivata". (segue)