Dalla vicenda Sapienza viene "una lezione anche per i media": "oggi più che mai occorre essere costruttori coraggiosi, in tute le culture e con tutte le sensibilità, più che pseudo-rivoluzionari pateticamente fuori dalla storia". L’unione cattolica stampa italiana (Ucsi) interviene i questi termini sulla mancata visita del Papa al più grande ateneo romano, che secondo l’associazione impone una riflessione su "quanta cultura, quanta scienza, quanta economia, quanta cronaca sono raccontate ogni giorno più per le ragioni del mercato dell’audience e di esigue minoranze politico-culturali rispetto al sentire della larga maggioranza degli italiani". "Quante volte si chiede inoltre l’Ucsi in una nota risulta distorta e falsata l’immagine della Chiesa perché presentata con le categorie improprie della politica, dell’economia e della cronaca mondana?". Più in generale, secondo l’associazione "c’è una malattia che sta inquinando la società italiana: si chiama violenza. Violenza di esigue minoranze, violenza di un laicismo senza radici9, violenza di un antagonismo super pubblicizzato". Anche Benedetto XVI, prosegue il comunicato, è "vittima di questa violenza", lui che, "grande testimone della speranza, guida una Chiesa cattolica che percorre la strada del dialogo per favorire l’intesa tra diverse culture, tradizioni e sapienze religiose".