EMILIA ROMAGNA

Buone pratiche e realismo

Fondi per le organizzazioni di volontariato

Un contributo per sostenere i progetti delle organizzazioni di volontariato. Lo ha stabilito la Giunta regionale dell’Emilia Romagna con una delibera del 3 aprile scorso. La richiesta, da presentare entro il prossimo 26 giugno, potrà essere avanzata da quelle organizzazioni iscritte da almeno 1 anno nel registro regionale o in quelli provinciali del volontariato, istituiti nel 2005, che si propongono di realizzare un’attività d’interesse regionale finalizzata “alla diffusione delle buone pratiche del volontariato” e “alla sensibilizzazione dei cittadini all’attività di volontariato, con particolare riferimento ai giovani”. I progetti potranno essere già stati avviati oppure avere inizio nell’anno in corso: unico limite è il termine, fissato entro il 31 dicembre 2006. Il finanziamento, che alla Regione costerà 80.000 euro, prevede un rimborso massimo pari al 50% della spesa ammessa al contributo e, comunque, non superiore a 5.000 euro per ciascun progetto. Apertura, ma con limiti. “È la prima volta che la Regione manifesta un’apertura del genere in questa direzione, per cui si tratta di un provvedimento interessante. Ma d’altra parte ha dei limiti evidenti e una disparità tra l’oggetto dei contributi e l’importo a disposizione”. Apprezza la “buona volontà” dell’amministrazione regionale Amelia Frascaroli, coordinatrice della Caritas diocesana di Bologna, pur non nascondendo i limiti del provvedimento. “Il bando riguarda soltanto due voci, ma si tratta di ambiti poco definiti, all’interno dei quali può essere compreso tutto o niente”. “Ad esempio – continua – la Caritas ha aperto da poco una casa d’accoglienza, che si sostiene grazie all’opera del volontariato. Questa è già una buona pratica, ma sembra che non possa rientrare nei casi previsti”.Una seconda difficoltà, secondo Frascaroli, è l’impegno richiesto per ottenere il contributo. “A fronte di fondi esigui a disposizione e di obiettivi non chiari, il bando chiede un notevole sforzo organizzativo per mettere in piedi una rete di associazioni. Questo favorisce quelle realtà che lavorano già in rete, ma taglia fuori le piccole organizzazioni di volontariato, a prescindere dalla bontà del loro operato”. Positivo, invece, il limite temporale imposto: un anno d’iscrizione nel registro del volontariato. Questa norma secondo la coordinatrice della Caritas “va mantenuta perché serve ad evitare che si costituiscano associazioni ad hoc con l’unico scopo di beneficiare di questi fondi”.Le reali necessità. “Molti bandi non coprono le necessità istituzionali dell’organizzazione di volontariato, proponendo invece finanziamenti per attività in più”, lamenta Raffaella Pannuti, segretaria generale dell’Associazione nazionale tumori (Ant), una onlus il cui compito specifico è l’assistenza a domicilio dei malati di tumore. In riferimento al bando deliberato dalla Regione, “organizzare, ad esempio, un corso per volontari, diffondendo così le buone pratiche, è senz’altro positivo, ma non serve a finanziare le necessità di un’associazione come la nostra, che vede tra le principali voci di spesa il pagamento dell’assistenza medica”.Viceversa, “l’istituzione – secondo Pannuti – non dovrebbe porre dei paletti, pur mantenendo un’estrema discrezionalità nel valutare i progetti presentati dalle singole realtà secondo le loro specificità. Tuttavia dovrebbe impegnarsi a sostenere fattivamente le iniziative che ritiene positive e controllare che, nel corso del progetto, vengano rispettati determinati requisiti”. “Così facendo – osserva – si dà una garanzia anche a chi usufruisce del servizio, assicurando che i criteri qualitativi siano stati rispettati e, soprattutto, che il percorso non rischi di finire nel nulla, magari perché i fondi necessari non arrivano o coprono solo in minima parte i costi”.La cultura del volontariato. Distingue, invece, tra il sostegno alle associazioni e la promozione del volontariato Luigi Valentini, coordinatore dell’area regionale emiliano romagnola del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza). “È vero che servono leggi e sostegni appositi per l’attività delle singole associazioni – afferma -, ma l’elemento interessante di questo finanziamento sta nella logica di diffondere una cultura del volontariato come realtà di vita”.Si tratta “di un’attenzione nuova, ma estremamente importante, che viene dopo anni in cui la promozione del volontariato era stata delegata unicamente ai centri di servizio, impegnandosi sul versante della professionalizzazione delle competenze, ma non su quello della cultura”. Il provvedimento ha dunque un valore essenzialmente culturale, prosegue Valentini, “dato che sul piano economico, pensando alla realtà del volontariato in Emilia Romagna e all’entità del contributo, avrà un effetto estremamente limitato, in grado di alimentare qualche rivolo, ma non di dar vita a un radicale cambiamento della realtà presente”.a cura di Francesco Rossi(26 maggio 2006)