Nella dichiarazione, firmata dal cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi e presidente della Conferenza episcopale del Kenya, insieme agli altri 23 vescovi, la Chiesa si rende disponibile alla mediazione e suggerisce di istituire una Commissione per rivedere i risultati delle elezioni. Gli scontri sono infatti iniziati a seguito della vittoria del presidente uscente Mwai Kibaki, dell’etnia Kikuyu, contestata dall’oppositore Raila Odinga, dell’etnia Luo. Caritas italiana ricorda che la situazione della sicurezza in Kenya peggiora anche a causa dell’aumento del numero di armi illegali e delle difficili condizioni di vita. Solo a Nairobi, su 4 milioni di abitanti circa 2,5 milioni vivono stipati in più 200 baraccopoli. Questo è, secondo Caritas italiana, "l’emblema di una ambivalente e disarmonica situazione che è esplosa, subito dopo le elezioni, in modo violento, spesso strumentalizzando le questioni etniche". Intanto oggi è stata rinviata all’8 gennaio la grande manifestazione di protesta, non autorizzata, indetta a Nairobi da Odinga, per la quale si temevano nuovi scontri. Il presidente Kibaki ha poi chiesto la fine delle violenze e si è detto pronto al dialogo politico quando nel Paese sarà tornata la calma.