EMILIA ROMAGNA
Una nuova legge per le cooperative
Rinnovare la normativa regionale per le cooperative. È questa l’intenzione della legge regionale 6/96, “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione mutualistica in Emilia Romagna”, approvata nei giorni scorsi dall’Assemblea legislativa emiliano romagnola. La Regione si pone l’obiettivo di sostenere “la conoscenza dei principi e della prassi cooperativa”, “la diffusione, l’accrescimento della cultura cooperativa”, “programmi internazionali di cooperazione e sviluppo”, “programmi di formazione” per i soci di cooperative, “la crescita della partecipazione… nelle imprese cooperative”, “la promozione di impegni e azioni per le pari opportunità”, “la nascita e lo sviluppo di nuove imprese cooperative in tutti i settori, in particolare nell’ambito della cooperazione sociale, dei servizi sociali, culturali, ambientali”, “la promozione di iniziative per l’informazione, tutela e partecipazione di consumatori e utenti” e “impegni di responsabilità sociale… nello sviluppo territoriale”. Viene inoltre ricordato “il ruolo della cooperazione di credito per la sua azione di sistema nello sviluppo locale”.Il testo legislativo prevede l’istituzione di una “Consulta della cooperazione” presso la presidenza della Giunta regionale e impegna la Regione a partecipare come fondatore, assieme alle associazioni cooperative, all’istituzione di una “Fondazione per la cooperazione emiliano romagnola”. Ancora, “la Regione svolge funzioni di Osservatorio sulla cooperazione in Emilia Romagna”.Cooperative più forti. Tre le linee portanti della legge, secondo Vera Negri Zamagni, docente alla Facoltà di economia dell’Università di Bologna. “Innanzitutto – spiega – le cooperative continuano ad avere un supporto alla nascita, ma dopo sono trattate alla stregua delle altre imprese. In secondo luogo la costruzione di un osservatorio permette di dare un quadro generale del fenomeno. Oggi la cooperazione in Italia è divisa in 4-5 centrali cooperative, dove però ciascuna non sa nulla delle altre”.Il terzo pilastro è invece quello della ricerca. “La cooperazione si rende conto di essere molto progredita sul piano economico, ma sottosviluppata a livello culturale, sia per quanto riguarda l’elaborazione di idee di fondo, sia negli aspetti pratici. Ad esempio, su come amministrare una cooperativa si sono recentemente verificati casi non proprio edificanti”. Per questo verrà data vita a una “Fondazione per la cooperazione emiliano romagnola” volta a promuovere studi, convegni, seminari e la costituzione di un archivio storico e di un centro di documentazione sul movimento cooperativo.Si tratta di una legge necessaria, “di cui – secondo la docente emiliana – si sentiva il bisogno”. “La precedente, che risaliva al 1980, era basata su una cooperazione debole – precisa – e ignorava i passi da gigante che sono stati compiuti in questi anni. Si era arrivati a un livello in cui c’erano troppe proteste: sia da parte di chi, estraneo alla realtà cooperativa, contestava quei privilegi offerti dalla legge, che non avevano più motivo di esistere, sia da parte delle stesse cooperative, non più soddisfatte dalla normativa”.Non perdere l’anima. Il movimento cooperativo, nel tempo, si è rafforzato, ma “anche se è diventato grande – afferma Negri Zamagni – deve mantenere lo stesso spirito che l’animava all’origine, con una governance diversa da quella che regola le società di capitali”. Resta, infatti, sullo sfondo un dilemma, che secondo la docente andrebbe affrontato a livello nazionale. “Oggi le cooperative, man mano che si rafforzano, tendono a costruire società di capitali, che sono a loro strettamente legate, ma non ricadono sotto il campo d’applicazione della legge sulla cooperazione. Vi è dunque uno spazio ibrido da normare, e la necessità diventa tento più pressante quanto più la realtà cooperativa cresce, dando parallelamente vita a società di scopo non cooperative”.Si tratta di “un equilibrio difficile”, secondo Daniele Quadrelli, direttore generale della Federazione delle Banche di credito cooperativo (Bcc) dell’Emilia Romagna. “Avere delle società di scopo che stanno sul mercato – aggiunge Quadrelli – può essere un’esigenza reale. È però importante capire che queste devono essere uno strumento al servizio delle cooperative, e non viceversa, pena il rischio di perdere la propria anima. Per questo è bene che tutti i soggetti che ruotano attorno al mondo cooperativo, anche se non obbligati per legge, si riconducano ai principi mutualistici”. Quadrelli apprezza la nuova legge regionale “che per la prima volta riconosce il ruolo del credito cooperativo nel fare sistema”.”In Emilia Romagna la nostra è una presenza forte e diffusa su tutto il territorio – precisa – che si muove in sintonia con i principi del mutualismo. Siamo entità economiche che lavorano per lo sviluppo del territorio in cui siamo inserite, promuovendo la coesione sociale e la risorsa fiducia nel sistema”. È un ruolo “che va al di là dell’erogazione del credito, e s’ispira alla produzione di valore sociale – conclude – seguendo proprio quei principi che, oggi come un tempo, devono animare la cooperazione”.a cura di Francesco Rossi(14 luglio 2006)