EMILIA ROMAGNA
Una “valutazione d’impatto familiare” nella legislazione regionale
Introdurre una “valutazione d’impatto familiare” nella legislazione regionale per “aiutare una maggiore equità fiscale, tributaria e tariffaria nei confronti delle famiglie”. La proposta è contenuta in un progetto di legge presentato a dicembre all’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. L’applicazione di tale norma, “in accordo con i principi di equità sociale, sussidiarietà, adeguatezza e sostegno alla solidarietà familiare”, “imporrebbe alla Regione non solo la valutazione preventiva e motivata degli effetti delle proprie decisioni nei confronti della famiglia, ma anche di operare scelte che raccordino carico fiscale, tributario e tariffario alla composizione e al reddito del nucleo familiare”.Il progetto di legge prevede l’istituzione di un “Osservatorio sulla valutazione d’impatto familiare”, mentre con cadenza biennale “la Giunta regionale presenta e sottopone al voto dell’Assemblea legislativa” un rapporto che dovrà poi costituire la “base di riferimento e orientamento per le politiche regionali”.Non abbassare la guardia. “Andare incontro alla famiglia” è una priorità per Annalisa e Pierenea Vernocchi, incaricati dell’Ufficio regionale di pastorale familiare. “Due – spiegano – sono le esigenze che emergono in quest’ambito: da una parte vi sono i fidanzati che vorrebbero sposarsi, ma trovano ostacoli nel precariato lavorativo e nella difficoltà a trovare casa; dall’altra i problemi legati alla natalità”. L’incertezza nell’ambito dell’occupazione porta a rinviare la scelta di formare una famiglia. “Con un lavoro precario è già difficile accendere un mutuo e ancora più fare un figlio”.Lunghe attese e rette elevate nei nidi, ad esempio, sono uno dei motivi che rendono “difficile per la donna che lavora scegliere la maternità”. I coniugi Vernocchi osservano con piacere come “nel tempo alcuni Comuni della regione abbiano siglato convenzioni con servizi nido alternativi” per ampliare l’offerta, mentre sul costo delle rette “occorrerebbe tener maggiormente in conto il carico familiare”. Per questo, concludono, “ben venga una valutazione, a livello legislativo, che tenga conto delle esigenze e delle difficoltà della famiglia”, anche se bisogna tenere alta la guardia affinché “non vada a finire come altre iniziative già intraprese in passato e poi abbandonate senza che avessero un impatto concreto sulla realtà, tra cui proprio un osservatorio sulla famiglia”.Manca una politica familiare. In Emilia Romagna “manca una politica per la famiglia”, sostituita “da una serie di provvedimenti per le pari opportunità e l’aumento dell’occupazione femminile”, osserva Riccardo Prandini, docente di sociologia della famiglia all’Università di Bologna. “La Regione ha scelto di adottare una politica amichevole nei confronti delle donne e delle madri, piuttosto che verso la famiglia, e penso che anche nell’immediato futuro la volontà sia di proseguire in questa direzione”.Ciononostante, la “valutazione d’impatto familiare” è un’idea su cui “già da tempo si concentra l’attenzione, anche a livello nazionale, perché va verso una definizione dei livelli assistenziali di base, ossia di quei parametri che determinano se una decisione politica è a favore o meno di determinate categorie di individui”. Secondo Ermes Rigon, presidente del Forum delle associazioni familiari dell’Emilia Romagna, la proposta sarebbe stata “indubbiamente più significativa se fosse stata concertata tra diverse forze politiche trasversali”. Tuttavia, ciò non toglie che si tratti di un’azione “positiva e significativa”. Ma la mancanza di consenso rischia, per Grandini, di far cadere nel vuoto il progetto di legge. “Se l’argomento verrà ripreso a livello nazionale, è possibile che anche in Emilia Romagna se ne ragioni – conclude il sociologo -, ma partendo da una proposta proveniente dalla maggioranza e non, come è questa, dall’opposizione”.Il ruolo dell’associazionismo. Rigon riprende la dicotomia tra individui e famiglie nelle politiche regionali. “La Regione investe molto sugli individui che compongono la famiglia, ma non sulla famiglia in quanto tale, che manca di una rilevanza sociale propria, non è vista come un bene primario”. Occupati a discutere di pacs e unioni di fatto, può capitare di perdere di vista i dati sulle disgregazioni familiari. Segnali preoccupanti, secondo Rigon. “La Regione – afferma – dovrebbe dare un appoggio forte alla famiglia costituita, nella globalità dei suoi componenti, tenendo presente che è importante, in termini di costo sociale, che questa resti unita, tra i coniugi e con i figli”. Il presidente del Forum evidenzia, infine, l’importanza dell’Osservatorio sulla valutazione d’impatto familiare per “entrare nella specificità di problemi e delle tematiche”, purché abbia “una presenza rilevante dell’associazionismo, ad esempio dello stesso Forum delle associazioni familiari, che opera all’interno della vita quotidiana e ha una chiara visione delle contingenze sul territorio”.a cura di Francesco Rossi(05 gennaio 2007)