"Raccogliere le impronte può essere una misura di sicurezza e protezione personale: ma perché allora solo per bambini di un ‘certo tipo’? Se tutti devono essere protetti e tutelati, è necessario prevedere un’azione che possa interessare davvero l’interno mondo dell’infanzia". E’ l’obiezione principale dell’Azione Cattolica Ragazzi di Padova alla proposta del Ministro Maroni di raccogliere le impronte digitali dei bimbi rom. "Ci stanno a cuore i bambini, tutti i bambini", si legge in una nota, in cui l’Acr fa notare che proteggere i bambini significa "garantire, attraverso le leggi che esistono, i loro diritti, in primo luogo la salute e la scuola, non solo con la possibilità di avere un’assistenza sanitaria e poter frequentare la scuola, ma mettendo in atto tutto ciò che la legge prevede e la rete sociale può aggiungere". Proteggere i bambini, inoltre, significa "riconoscere e sostenere concretamente l’impegno della scuola, di associazioni sportive, culturali, religiose, di volontariato, per l’integrazione, la conoscenza reciproca, il superamento dei conflitti tra bambini e ragazzi di cultura diverse", oltre che conclude l’Acr di Padova "investire nella formazione di insegnanti ed educatori preparati e nella realizzazione di progetti reali di vita insieme".