Per "Save the children", ultimamente "la frequenza e la violenza delle catastrofi naturali testimoniano che non è più sufficiente cercare di mitigare gli effetti delle emissioni di anidride carbonica, ma occorre pianificare investimenti volti a prevenire le loro conseguenze sulla popolazione". "È molto difficile sapere esattamente quale sarà il Paese colpito dal prossimo disastro, ma sappiamo quali sono le aree più a rischio", afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia. Gli effetti del surriscaldamento del pianeta, dunque, si ripercuotono di più "nei paesi in via di sviluppo: milioni di persone rischiano di essere colpite da alluvioni in alcuni paesi asiatici e, in molti di questi luoghi, i bambini vivono in aree che non hanno alcun sistema di pre-allerta né sono dotate di strategie di riduzione dei rischi e protezione civile. E lo stesso vale per le regioni aride dell’Africa sub-sahariana". "Quando il ciclone Sidr ha colpito il Bangladesh nel novembre 2007 – evidenzia Neri le migliaia di volontari del programma di emergenza ciclone del paese sono state in grado di evacuare la gente che viveva nelle zone colpite, limitando a 4.000 le vittime. Nel 1991 un ciclone simile ne aveva causate 140.000. In Birmania, colpita un mese e mezzo fa da un evento simile e priva di un piano d’emergenza strutturato, l’impatto è stato molto più devastante".