EMILIA ROMAGNA

La volontà di unire

Un progetto di legge per le giovani generazioni

“Norme in materia di politiche per le giovani generazioni”. È il titolo di un progetto di legge presentato lo scorso luglio all’Assemblea regionale dell’Emilia Romagna per iniziativa dei principali gruppi di maggioranza. Il testo, che si riferisce a due settori – i minori e i giovani – “tradizionalmente separati”, si propone di “pensare politiche longitudinali”, che “considerino il cammino di ogni persona come un continuum”. Nell’articolato “la Regione riconosce e incentiva la funzione educativa e sociale svolta, mediante le attività di oratorio e similari, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica, nonché dalle altre confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato un’intesa”, sia per quanto riguarda il “sistema dei servizi e opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”, sia per “azioni e forme di sostegno a favore dei giovani”.Inoltre, sempre in riferimento all’infanzia e all’adolescenza, si fa menzione dello scoutismo, che la Regione “può incentivare”, “quale modello educativo che si realizza attraverso l’apprendimento dall’esperienza, in un contesto di vita comunitaria, che consente di curare lo sviluppo graduale e globale della persona”. Nei giorni scorsi, la Commissione competente ha stabilito che il progetto andrà in discussione come “testo base” unitamente ad altre due proposte, presentate dalla minoranza, di cui una volta al “riconoscimento della funzione educativa e sociale degli oratori e di attività similari”.Aprirsi al privato sociale. Una legge preziosa”, che “vuole tentare una vera e propria rivoluzione copernicana all’approccio sul tema”, rendendo i giovani, ma anche i bambini e i ragazzi, “soggetti attivi, direttamente portatori di diritti e interessi che devono avere i mezzi per trovare espressione nella società”. Così Giulio Carpi, presidente di Creativ, realtà impegnata nella formazione di educatori e nella gestione di progetti educativi per i giovani, commenta il progetto di legge. Giudizio condiviso da mons. Antenore Vezzosi, presidente nazionale dell’Anspi (Associazione nazionale San Paolo per gli oratori e i circoli), che si dice “lieto che la Regione Emilia Romagna si sia accorta dell’importanza del nostro servizio”, volto a “fornire ai giovani una luce di speranza per il loro avvenire e interessarli in ciò che è utile per la loro formazione”. Tuttavia, riconosce Carpi, “un approccio di questo tipo non può risolversi semplicemente con l’intervento del pubblico: è quindi fondamentale che la legge riconosca l’apertura progettuale e finanziaria verso il privato sociale e l’associazionismo”, e dunque “verso gli oratori e le altre agenzie educative che lavorano sul territorio”.Secondo il presidente di Creativ, “non si tratta di una concessione, ma della volontà di unire azioni e intelligenze”, dove il principio di sussidiarietà va applicato “non solo per l’efficacia economica della sua azione, ma per l’insostituibilità nel ruolo di mediazione sociale e di integrazione da parte di soggetti diversi dal pubblico”. In questo gli oratori, che sono “lo spazio che la comunità cristiana si dà per aiutare un giovane a costruirsi una personalità umana e cristiana”, hanno “la grande opportunità di valorizzare il fatto di essere importanti crocevia di collaborazioni con il territorio, di iniziative di missionarietà quotidiana: non solo ponti tra la strada e la Chiesa, ma anche tra istituzionale e informale”.Riconoscimento e collaborazione. “Riconoscimento di ciò che si fa” e “collaborazione sul territorio” è ciò che chiede alle istituzioni pubbliche chi, nella Chiesa, si occupa dei giovani. Lo evidenzia don Paolo Camminati, della diocesi di Piacenza-Bobbio, responsabile del Coordinamento regionale degli incaricati diocesani per la pastorale giovanile, che rileva come, in passato, “non sia sempre stato riconosciuto il grande impegno degli oratori”. Mentre ora il progetto di legge, “oltre a citarli esplicitamente in due punti, indirettamente dà la possibilità di riconoscerli anche laddove parla di attività, come quelle estive, che vedono un loro significativo impegno”.Rispetto ad altre realtà regionali, dove esiste una legge ad hoc per gli oratori, “qui la scelta fatta è stata di inserirli in un quadro più ampio”. “Una legge specifica – osserva don Camminati – comporterebbe indubbiamente dei riconoscimenti e delle opportunità, ma d’altra parte rischierebbe di essere molto circoscritta e limitata a una parte di quella moltitudine magmatica di attività che interessa gli oratori”. Piuttosto, sottolinea il responsabile della pastorale giovanile regionale, “essere all’interno di un inquadramento legislativo richiede anche alle proposte ecclesiali una professionalità, ad esempio per poter competere nell’assegnazione dei fondi”. Un fronte su cui non sempre si è pronti. “Abbiamo situazioni all’avanguardia e altre molto tradizionali nelle proposte – riconosce don Camminati – e talora deboli nella qualità. Troppo spesso ci si limita a lavorare sull’onda dell’entusiasmo”. Un entusiasmo, conclude, che “indubbiamente ci vuole, ma non basta”.a cura di Francesco Rossi(21 settembre 2007)