EMILIA ROMAGNA

È tutto chiaro?

Un pdl su famiglia e relazioni “normativamente riconosciute”

Un progetto di legge regionale rivolto alla famiglia e a “quelle relazioni genitoriali e tra i generi cui la normativa nazionale offre od offrirà tutela giuridica”. Presentato da alcuni consiglieri del Partito democratico, il pdl “Interventi per la promozione dei diritti delle famiglie in Emilia Romagna” attende ora di passare al vaglio dell’assemblea regionale. Il testo prevede la promozione e il sostegno del “potenziale sociale della famiglia e delle relazioni familiari normativamente riconosciute che svolgono funzioni educative, di accompagnamento alla crescita e al progetto di vita, di cura, sostegno e assistenza”.Molteplici gli obiettivi, volti a “garantire il diritto di ciascuno a formare un nuovo nucleo familiare”, “riconoscere il valore della maternità e paternità”, sostenere “le forme di solidarietà e di cura” verso i più deboli e le “forme di accoglienza, affido e adozione”, tutelare quanti “abbiano subito maltrattamenti o violenze” o vivano situazioni di disagio, “favorire la permanenza dell’anziano all’interno del nucleo familiare”, rendere i servizi socio-sanitari “compatibili ed integrati con le esigenze” lavorative e familiari; promuovere “piena condivisione fra i generi del carico di lavoro domestico e di cura”; assicurare alle famiglie immigrate “servizi di aiuto alla piena integrazione”.Il progetto intende sostenere le “associazioni di promozione familiare”, i “Centri per le famiglie” e i “progetti volti a sviluppare e diffondere le iniziative di auto e mutuo aiuto”. Prevede infine l’istituzione di un Comitato regionale delle associazioni di promozione familiare per “monitorare le dinamiche e le trasformazioni della famiglia” e “valutare l’impatto prodotto dalle politiche pubbliche rispetto a tali dinamiche e trasformazioni”.Inversione di rotta. Un progetto “complessivamente positivo”, che rappresenta “un grande ripensamento della Regione Emilia Romagna” circa il riconoscimento della funzione sociale della famiglia. Per il sociologo Pierpaolo Donati , docente all’Università di Bologna, il pdl sulla promozione dei diritti delle famiglie segna un’inversione di rotta rispetto a quel “modello socialdemocratico” che ha animato l’amministrazione regionale nei decenni scorsi. “La precedente legge regionale che si riferiva a «politiche familiari» riguardava la procreazione e la cura dei figli, ma volutamente evitava d’intervenire su un’istituzione, la famiglia, della quale all’epoca si dava per scontato il declino progressivo”. Ora, invece, il pdl “incrementa le politiche per la famiglia secondo uno stile che punta sulla sussidiarietà, tenendo conto anche di quelle persone che vivono altre relazioni, con diritti che pure non possono essere negati”. “È una legge innovativa rispetto alla cultura di chi governa”, osserva Donati, e proprio qui sta “la sfida maggiore”: il pdl “delinea principi guida”, ma la sua applicazione richiede l’impegno di “amministrazioni locali che ancora non hanno uno stile d’intervento ispirato alla sussidiarietà”. Una definizione controversa. Differenziati sono i giudizi sul target a cui si rivolge la proposta. Donati osserva come distingua “tra famiglia e altre relazioni normativamente riconosciute, rimandando alla legislazione nazionale per quanto riguarda la definizione di famiglia”. “Così facendo – spiega – non forza la mano al legislatore, come avvenuto in altre regioni con analoghi provvedimenti, e s’ispira a una laicità che supera le punte estreme di confessionalismo, ma anche di laicismo”. Mentre per il presidente regionale del Forum delle associazioni familiari, Ermes Rigon , “manca un segnale di apprezzamento della coppia costituita”. Pur riconoscendo che “l’Emilia Romagna è una delle regioni più impegnate per quanto riguarda gli interventi a favore degli «individui» che compongono la famiglia”, Rigon sottolinea “l’importanza non solo delle famiglie numerose o disagiate, ma anche di quelle normali, magari con 1 o 2 figli, che però hanno stipulato un patto, fatto una scelta forte in Chiesa o in Comune”. Per il Forum introdurre le “relazioni familiari normativamente riconosciute” nel pdl, invece, “snatura il significato di famiglia così come intesa prima di tutto dalla Costituzione” e favorisce una “confusione terminologica e valoriale sul significato di famiglia”.Lavorare trasversalmente. Ma per poter parlare in maniera costruttiva di famiglia, conclude Rigon, occorre “avere il coraggio di lavorare trasversalmente”. Un’esigenza condivisa da don Enrico Solmi , assistente della Commissione per la famiglia della Conferenza episcopale regionale, per il quale il tema “riveste di per sé un valore traversale, che va sdoganato dalla mera attribuzione all’area cattolica”. “Dove c’è una prospettiva genitoriale – spiega – troviamo un intreccio di relazioni che pervade ogni schieramento politico e riguarda ogni persona che vuole cercare il bene comune, sostenendo la fondamentale relazione tra uomo e donna”. E “laddove tale relazione è sostenuta – precisa – immette nella società modelli e valori positivi, come lo stesso patto coniugale, che indica un’assunzione di responsabilità davanti alla collettività”.  a cura di Francesco Rossi(11 gennaio 2008)