IMPRONTE DIGITALI BAMBINI ROM: CIOTTI (G.ABELE), "SÌ A STRUMENTO, NO A CONDANNA DI UN POPOLO"

"L’identificazione attraverso le impronte digitali di un bambino non è di per sé uno strumento negativo" ma "quello che è inammissibile è sospettare e condannare a priori un popolo". E’ il parere di don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele, a proposito della proposta del ministro Maroni di identificare con le impronte digitali i bambini rom. Secondo don Ciotti, lo strumento in sé "essere utile al bambino stesso per la sua tutela (quando viene venduto, prestato, sfruttato). Questo però vale per tutti i bambini, italiani o zingari che siano". "Non si può pensare di attribuire a 170.000 zingari una patente di delinquenza di gruppo e di conseguenza uno status giuridico speciale. E’ questo che spaventa. E’ questo che va contro i bambini zingari – afferma -. Le forze dell’ordine possono quindi disporre di questo strumento di indagine in sede civile e penale, ma questo deve valere per tutti. Oggi più che mai è necessario unire le forze, le competenze e i saperi intervenendo con tempestività e determinazione per fermare chi sfrutta e usa le persone e tutelare e aiutare le vittime. In tal senso bisognerebbe applicare di più e meglio le leggi esistenti". "No" quindi a "soluzioni-scorciatoia", bisogna invece affrontare e gestire "insieme le situazioni richiamando ciascuno alle proprie responsabilità, individuali e istituzionali", conclude don Ciotti.