EMILIA ROMAGNA

La memoria dei giusti

Un provvedimento approvato all’unanimità dall’Assemblea legislativa

Un provvedimento per valorizzare la memoria dei Giusti, ossia “degli uomini e delle donne che con coraggio civico e responsabilità individuale hanno operato contro ogni tentativo di genocidio e crimine contro l’umanità”. Proposto da consiglieri di diversa estrazione politica, il progetto di legge “Memoria e responsabilità. Promozione e sostegno di iniziative per la memoria dei giusti” è stato approvato all’unanimità, la scorsa settimana, dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna. In particolare, la Regione intende promuovere e sostenere “iniziative finalizzate al recupero, al ricordo, allo studio e alla divulgazione della memoria di uomini e donne” che “hanno compiuto nella loro vita gesti e opere finalizzati alla salvezza degli ebrei dal genocidio perpetrato in nome dell’ideologia nazista”, come pure “è impegnata a preservare la memoria di ogni uomo e donna che ha contribuito a salvare la vita di persone e popoli oggetto di genocidi e crimini contro l’umanità”. Il sostegno, anche economico, andrà a “studi, ricerche, convegni, pubblicazioni, musei, centri studi, biblioteche, dedicazioni di luoghi ed edifici, iniziative di recupero urbanistico e ambientale, produzioni radiofoniche, televisive, multimediali e cinematografiche”; per valutare le iniziative meritevoli di sostegno viene istituito un “Comitato per la memoria dei Giusti”, consultivo e composto da esperti nominati dall’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa.La “banalità del bene”. Una “scelta importante”, che non ha eguali nelle altre regioni italiane. Nadia Baiesi, direttrice della Fondazione Scuola di pace di Monte Sole, esprime un parere positivo sulla nuova legge regionale, che aiuta a “far emergere quegli episodi positivi che si verificano in contesti drammatici, segno di come il bene non manchi neppure laddove il male sembra essere dominante”. Piuttosto, la direttrice della Scuola di pace invita a “non fare santini di alcuni personaggi”, ricordando che sono vicende “da guardare nella loro complessità e nella molteplicità di comportamenti umani” poiché “accanto a quella banalità del male di cui parla Hannah Arendt c’è anche una banalità del bene”. Dunque, non ci sono da ricordare solo Schindler o Palatucci, “eroi” che hanno salvato migliaia di vite umane, ma anche “le vittime e coloro il cui sacrificio sembra essere stato vano”. È il caso delle comunità e dei sacerdoti che vivevano nella zona di Marzabotto e Monte Sole, tutti sterminati da nazisti e fascisti. “A Monte Sole – precisa – è difficile trovare dei Giusti che abbiano salvato persone, ma senz’altro vi è stato chi ha detto di no al male, pagando con la vita”. Conservare la memoria. Per lo storico Paolo Pombeni, docente dell’Università di Bologna, l’iniziativa della regione è un “gesto positivo, con un valore simbolico”, che aiuta a “conservare la memoria di alcuni fatti particolarmente gravi che hanno caratterizzato la storia del Novecento”. “Oggi – sottolinea – la memoria collettiva è alimentata dall’opinione pubblica, da ciò che si legge sui giornali. Così abbiamo ancora memoria della shoah perché ne parliamo, mentre altri genocidi sono già passati in secondo piano, oppure non hanno mai avuto la giusta rilevanza”. In più, assistiamo a “un calo di attenzione”, che chiede di tenere alta la guardia per non perdere la memoria storica di quanto accaduto. Ed è primariamente nella scuola, aggiunge Antonia Grasselli, docente di storia al liceo scientifico “Fermi” di Bologna e coordinatrice del progetto di rete tra scuole “Storia e memoria”, “che la memoria dei giusti può e dev’essere costruita e valorizzata, dato il suo alto valore educativo”.Non nascondere la testa. “Non è vero – riprende Baiesi – che i giovani non hanno memoria; al contrario vogliono ascoltare e imparare. Piuttosto, compito delle generazioni adulte è riflettere assieme a loro su questi episodi per far capire come i genocidi perpetrati nel ventesimo secolo, purtroppo, non siano solo consegnati alla storia”. C’è da stare all’erta perché “in zone del mondo vicine o lontane vicende del genere si ripetono ancora oggi e tutti siamo chiamati a non nascondere la testa sotto la sabbia”. È questo, in fondo, il compito della Scuola di pace, che a partire dal luogo dove è situata si propone di “offrire strumenti per decodificare il presente e far emergere quei meccanismi che portano alla violenza”. In questo, l’attenzione rivolta in primo luogo alla shoah anche dalla legge regionale ha un valore educativo. “Sono convinta – conclude la direttrice – che l’approfondimento e la riflessione attorno alla memoria del genocidio degli ebrei debbano non solo tenere viva la memoria, ma anche essere un paradigma per decodificare altre realtà di persecuzione vicine a noi”. a cura di Francesco Rossi(31 ottobre 2008)