EMILIA ROMAGNA
Un bando regionale all’insegna della “sostenibilità ambientale”
Quasi 27 milioni di euro (in parte statali, in parte regionali) da destinare alla riqualificazione dei centri urbani “realizzando alloggi di edilizia residenziale sociale con una particolare attenzione ai piccoli Comuni”, cioè quelli con meno di 15 mila abitanti, ai quali è riservato il 50% delle risorse. Proposto dalla Regione Emilia Romagna, il bando regionale “Programmi di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile” è aperto fino al prossimo 27 febbraio ed è finalizzato a “incidere sulla qualità urbana dei quartieri a più forte disagio abitativo al fine di eliminare le condizioni di abbandono e di degrado edilizio, ambientale e sociale”. I fondi serviranno a “incrementare la disponibilità di alloggi da offrire in locazione a canone sostenibile”, “migliorare la dotazione infrastrutturale del quartiere e/o ambito urbano interessato dal programma” e “perseguire più elevati standard di sostenibilità ambientale”. Gli alloggi possono essere realizzati o recuperati sia da operatori pubblici (Comuni e Acer), sia da privati (imprese, cooperative, fondazioni); destinatari coloro che sono in possesso dei requisiti per l’accesso al sistema dell’edilizia residenziale pubblica, ma anche quanti, pur non avendo tali requisiti, si trovano comunque in condizioni di disagio abitativo.Un bisogno che aumenta. L’impegno dell’Emilia Romagna sul fronte della casa non manca, anche se “il fabbisogno è sempre superiore” a quanto si riesce a fare. Marino Favali, segretario regionale della Cisl con delega alle politiche abitative e degli affitti e alla riqualificazione urbana, snocciola i dati relativi al “problema casa” in regione: ai 56 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica si aggiungono 30 mila domande che per ora non sono state soddisfatte, 47 mila famiglie ricorrono al fondo regionale per l’affitto, mentre sono 20 mila i nuovi appartamenti che la Giunta regionale si è impegnata a mettere a disposizione in un quinquennio. Eppure, precisa Favali, “quello della casa è un bisogno che aumenta, perché l’Emilia Romagna è una regione ricca, ma questo significa anche costi alti per l’affitto, che spesso si «mangia» un intero stipendio. Così, se le entrate si riducono, magari perché si perde il lavoro, si piomba nella povertà”. Il sindacalista apprezza “l’impostazione della Regione, che sta investendo sull’edilizia pubblica” e anche, andando nello specifico del bando, “nella riqualificazione del territorio, tenendo presente che ci sono strutture fatiscenti che possono essere recuperate”.Proprietari, ma poveri. Quello della casa è un “nodo cruciale” per Carla Landuzzi, docente all’Università di Bologna, sociologa ed esperta in tematiche abitative, che denuncia come “la forbice tra i proprietari d’immobile e chi si trova in situazioni di disagio abitativo” si stia divaricando, ma non corrisponda a un divario tra ricchi e poveri. “Anzi – sottolinea – ci sono sempre più situazioni di proprietà immobiliari anche a fronte di scarsa liquidità”. È il caso, ad esempio, di anziani che in anni passati hanno comprato una casa ora – senza più i figli e, magari, senza neppure più il coniuge – divenuta “sovradimensionata sia dal punto di vista degli spazi, sia da quello dei costi”. Si hanno così abitazioni carenti nella manutenzione, magari con impianti non a norma e servizi “che necessiterebbero di una ristrutturazione, adeguandoli alle esigenze dell’anziano”.Approfondire l’analisi. In merito al bando regionale, Landuzzi offre un occhio critico, che apprezza i lati positivi ma non nasconde alcune perplessità. Così, “è interessante l’attenzione al problema della riqualificazione dell’esistente, evitando un «consumo» di suolo urbano”: una scelta che colloca tale provvedimento in un’ottica di sostenibilità ambientale. Come pure è da apprezzare “l’attenzione allo sviluppo locale, alla riqualificazione delle funzioni urbane, alla coesione sociale”. D’altra parte, però, “si parla di una nuova domanda abitativa, ma questa va approfondita con un’analisi delle priorità locali”. Ritorna qui il tema della terza età, che vede l’Emilia Romagna in testa tra le regioni in termini di presenza di anziani soli. L’adeguatezza della casa, pertanto, “non può prescindere da questa realtà e deve prevedere il mantenimento dell’anziano a domicilio, con possibilità di controllo a distanza”. Diversa è la situazione se gli assegnatari sono migranti: questi, precisa Landuzzi, “sono portatori di istanze culturali che si manifestano anche nell’abitazione, ad esempio nella disposizione dei locali”. In terzo luogo “è in aumento la disabilità, e anche qui la casa deve rispondere a richieste ben precise”. Ecco dunque che è fondamentale “tenere conto delle diversità che vi sono nella domanda abitativa”. Anche sul fronte del coinvolgimento dei residenti in questi progetti, secondo la sociologa, vi sono ancora dei passi da fare. “Data l’estrema differenziazione della situazione – spiega – è fondamentale un’urbanistica partecipata, eppure nell’assegnazione dei fondi questo aspetto non è tenuto in debito conto”. Ma, conclude, “la riqualificazione del territorio passa anche dai suoi abitanti”.a cura di Francesco Rossi(28 gennaio 2009)