EMILIA ROMAGNA
Un voucher per i bambini che frequentano asili nido privati
Un voucher “per abbattere le rette dei nidi d’infanzia” e aiutare le famiglie “nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. Finanziati dal Fondo sociale europeo per un importo di circa 2 milioni 150 mila euro, a cui si aggiunge un contributo dei singoli Comuni pari alla metà, gli assegni mensili sono stati voluti dalla Regione Emilia Romagna; destinatari dei 9 mila voucher messi a disposizione saranno le famiglie in cui entrambi i genitori (o uno solo in caso di famiglie monogenitoriali) siano occupati e mantengano questa condizione per tutto il periodo in cui beneficiano dell’assegno, a condizione che l’indicatore Isee non superi i 35.000 euro. Il voucher, del valore massimo di 250 euro al mese (a cui si aggiunge il contributo del Comune), può arrivare a coprire fino al 50% della retta, favorendo l’accesso ai servizi nido di strutture private autorizzate in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa, quali nidi, micronidi, sezioni primavera, nidi part time, nidi aziendali, piccoli gruppi educativi ed educatrici domiciliari. Le strutture dovranno garantire un tempo di frequenza minimo di sei ore giornaliere, i pasti e un minimo di apertura di 190 giorni all’anno. La pubblicizzazione dell’iniziativa, come pure l’emanazione dei bandi pubblici, il ricevimento delle domande e la realizzazione delle graduatorie, spetterà ai singoli Comuni.Per il lavoro e la famiglia. “Con quest’iniziativa si prendono due piccioni con una fava”. Pierluigi Bonvicini, responsabile per l’Emilia Romagna dell’Associazione famiglie numerose, esprime il suo apprezzamento verso “un’operazione molto valida, che costituisce una manovra rivolta direttamente al mondo del lavoro, ma indirettamente anche alla famiglia”. Vista la cronica carenza di posti nei nidi comunali, spesso “una famiglia si trova a dover affrontare un vero e proprio salasso per mandare il bambino in una struttura privata”. Le rette superano i 500 euro (mentre in un nido comunale generalmente non arrivano ai 300 euro) e in diversi casi l’esclusione dalle graduatorie genera anche polemiche e tensioni sociali. “Così, invece, si aumenta l’offerta e si permette alle madri di non dover lasciare il lavoro per lunghi periodi”, osserva Bonvicini. Una scelta che, già dettata dall’attaccamento al figlio, con l’esclusione dai nidi talora rischia di essere obbligata, con conseguenze sul piano lavorativo quando si rientra sul mercato dopo lunghi periodi di assenza. Il provvedimento, secondo il responsabile dell’Associazione famiglie numerose, ha però anche un limite che rischia di danneggiare proprio quanti hanno più figli. “Come al solito – lamenta – anche qui non si tiene conto del quoziente familiare nella determinazione dell’Isee, con la conseguenza che una famiglia numerosa, con un reddito più elevato perché ci sono più bocche da sfamare, rischia di essere penalizzata rispetto a chi ha solo uno o due figli”.Principio sano. “Giudizio positivo” verso una manovra animata da “un principio sano” viene espresso pure dal presidente della Fism (Federazione italiana scuole materne) di Bologna, Rossano Rossi, il quale evidenzia come il voucher permetta di “azzerare la forbice del costo tra un nido comunale o in convenzione e uno privato, creando nuovi posti”, e al tempo stesso conceda alle famiglie “di esercitare al meglio il diritto di scelta tra differenti proposte educative”. Il provvedimento, però, interesserà solo “una parte minoritaria”, dal momento che esclude quanti si rivolgono a strutture che godono già di altri finanziamenti. Per il futuro, Rossi invita a prestare maggiore attenzione alla “flessibilità”, perché “non sempre la richiesta è quella di un nido a tempo pieno”. Piuttosto, rileva, “nei confronti delle famiglie è importante offrire una pluralità di proposte, con servizi che abbiano una flessibilità di orari per rispondere a esigenze diverse”. È il caso, ad esempio, dello “spazio bimbi”, una struttura che accoglie i piccoli per 4-5 ore al giorno, con un tempo insufficiente per rientrare tra i beneficiari del voucher, ma che al genitore “permette di andare a lavorare, pur senza restare tutto il giorno lontano dal proprio figlio”.Un primo passo. Benché l’Emilia Romagna sia “una delle regioni con il maggior numero di nidi”, per il presidente del Forum regionale delle associazioni familiari Ermes Rigon, i posti a disposizione “non sono ancora sufficienti, e le famiglie – sottolinea, riferendosi al voucher – dovrebbero avere sempre servizi di questo tipo”. Tuttavia, “andare incontro alle famiglie che non possono mettere il figlio in un asilo pubblico è solo un primo passo”, precisa, ricordando come l’amministrazione regionale avesse messo tra le sue priorità quella di avere “nidi alla portata di tutti”. Rigon, pur essendo favorevole all’iniziativa, ricorda che “i padri e le madri dovrebbero essere i primi protagonisti dell’educazione dei loro figli”. Ecco dunque che “dovrebbero essere aiutati per poter accudire il proprio figlio fino al compimento del terzo anno” e le istituzioni pubbliche dovrebbero “incentivarli in quest’opera formativa ed educativa, che è anche un servizio per la collettività”, garantendo tra l’altro “il mantenimento del posto di lavoro”.a cura di Francesco Rossi(13 maggio 2009)