EMILIA ROMAGNA

Contro lo spreco

Sostegno a un’iniziativa per aiutare chi è nel bisogno

Hanno un valore di 850 mila euro i beni recuperati da “Last minute market” nel primo semestre del 2009: 145 tonnellate di prodotti alimentari freschi, 22 mila libri, prodotti farmaceutici per 7.700 euro, 23 mila euro di prodotti alimentari; 70 i pasti già confezionati che quotidianamente vengono ritirati da aziende della ristorazione collettiva, eccedenze che altrimenti finirebbero in discarica. Per sostenere l’attività di “Last minute market” la Regione Emilia Romagna ha destinato, dal 2006 ad oggi, 155 mila euro, mentre altri 55 mila euro sono previsti per il 2009/2010. Un modello di recupero. “Last minute market”, nato nel 1998 come attività di ricerca del Dipartimento di economia e ingegneria agrarie dell’Università di Bologna, è un “modello di recupero dei beni non venduti o non commercializzati, ma ancora perfettamente utilizzabili, a favore di enti caritativi”. “Spin off” dell’Università di Bologna, “è una società vera e propria – spiega Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria e ideatore di quest’iniziativa – la cui attività è una misura concreta, oltre che di lotta allo spreco, di prevenzione e riduzione dei rifiuti alla fonte”. Le aziende che vi fanno ricorso diminuiscono i costi di smaltimento, mente i beneficiari possono reinvestire il risparmio in beni e servizi aggiuntivi. “Tutti – sottolinea Segrè – hanno convenienza in questo mercato dell’ultimo minuto, non solo chi riceve in dono le eccedenze”.Tra domanda e offerta. Non ci sono magazzini o camion con il marchio “Last minute”: scopo della società, infatti, è quello di “agevolare” il rapporto tra domanda e offerta, nel rispetto delle normative fiscali e igienico-sanitarie, nonché “studiando il percorso logistico più idoneo per la conservazione dei beni e, al tempo stesso, per non intralciare la normale attività degli ipermercati, dove ogni procedura è studiata al millimetro”, precisa Luca Falasconi, che dieci anni fa su questo argomento fece, con Segrè, la tesi di laurea e ora vi lavora a tempo pieno. La battaglia contro lo spreco, qui, viene condotta valorizzando il recupero come “fornitura di un servizio” sia per le imprese, che si trovano con un’eccedenza che, altrimenti, dovrebbero smaltire con costi aggiuntivi, sia per i bisognosi, che beneficiano di questi prodotti attraverso gli enti di assistenza, sia, infine, “per le istituzioni pubbliche e le comunità, che conseguono benefici indiretti, ambientali e sociali, vedendo diminuire il flusso di rifiuti in discarica e migliorando l’assistenza alle persone svantaggiate”.Aiuto per le fasce deboli. Guardando al contributo della Regione, Falasconi sottolinea l'”ottimo rapporto” che “Last minute” ha con l’istituzione pubblica. “Il nostro progetto – ribadisce – è visto come un ulteriore aiuto per le fasce deboli che vivono in Regione” e il “coordinamento molto radicato” permette di avere “contatti diretti con tutte le amministrazioni del territorio”. In Emilia Romagna sono 48 le imprese e 23 gli enti locali coinvolti in questa “lotta allo spreco”. In particolare, Falasconi sottolinea come proprio attraverso un progetto congiunto tra “Last minute market” e la Regione Emilia Romagna si sia giunti, a partire dal 2008, a recuperare beni non alimentari (prodotti per l’igiene personale e per la pulizia della casa, capi d’abbigliamento ecc.), superando anche una legislazione fiscale sfavorevole (che prevedeva il pagamento dell’Iva e delle imposte sui beni che le aziende donavano, mentre ne sarebbero state esenti se li mandavano in discarica) grazie a un disegno di legge promosso da “Last minute market” e recepito nella legge finanziaria del 2007. Imparare la carità. “È dal 2004 che, grazie a Last minute market, i nostri ragazzi due volte alla settimana si presentano all’ipermercato Conad Leclerc e ne escono con uno-due bancali: frutta, verdura, carne, monoporzioni, biscotti…”, racconta don Giancarlo Suffritti, responsabile della comunità terapeutica “L’Angolo” di Modena. “Alimenti scartati perché, magari, in una confezione di pesche una è da buttare, oppure perché la confezione è fallata e danneggiata: frutto di una civiltà sprecona – denuncia il sacerdote – in cui, in ogni ambito, l’apparenza conta più della sostanza”. Così, invece, la comunità riesce ad avere un aiuto che, alla fine dell’anno, incide per il 40 per cento sul bilancio alimentare, con un risparmio “che investiamo in altro modo, ad esempio in attrezzi sportivi e strutture per i ragazzi”. E non è l’unico vantaggio. In questo modo, infatti, gli ospiti della comunità hanno un’occupazione, “sanno che devono lavorare per andare a prendere i prodotti, selezionarli e poi magari preparare torte o marmellate con la frutta che ci viene donata”. Alimenti che, alla fine, finiscono sulla tavola della comunità, ma anche di altre famiglie bisognose che “L’Angolo” aiuta. Con questo lavoro i ragazzi “sanno di essere utili per loro e per gli altri, imparando la carità e l’amore”, conclude don Suffritti, “ed è questa per loro pure l’unica ricetta per uscire dalla spirale della droga”. a cura di Francesco Rossi(24 luglio 2009)