EMILIA ROMAGNA
Un programma d’interventi a favore delle giovani coppie
Un contributo per mille coppie con meno di 35 anni che vogliano comprare casa. Lo prevede il programma “Una casa alle giovani coppie” varato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale dell’Emilia Romagna, con il quale verrà concesso un importo fino a 10 mila euro (13 mila euro per gli appartamenti realizzati con tecniche che rispondono ai requisiti di prestazione energetica), per uno stanziamento complessivo di 13.300.000 euro. Le coppie devono essere sposate o stabilmente conviventi, come prevede la legge regionale 24/2001 che disciplina l’intervento pubblico nel settore abitativo; almeno uno deve risiedere o lavorare in Emilia Romagna; il valore Isee del nucleo non deve superare i 40 mila euro. Gli appartamenti, fino a 95 metri quadrati, dovranno essere stati costruiti o ristrutturati da non più di quattro anni e andranno scelti tra quelli messi a disposizione da imprese del settore edile attraverso un’apposita procedura. Entro due mesi dalla pubblicazione della lista degli alloggi disponibili (prevista entro dicembre) le coppie potranno sottoscrivere un pre-contratto. Il contributo andrà richiesto attraverso internet, con una procedura denominata “Click-day Giovani coppie” collocata sul sito regionale www.intercent.it. I primi mille, in possesso dei requisiti, otterranno il contributo con cui comprare casa dopo un periodo di locazione di massimo quattro anni a canone inferiore a quello di mercato e comunque non superiore ai 400 euro mensili.Guardare al futuro. Per l’assessore regionale alla Programmazione e sviluppo territoriale, Gian Carlo Muzzarelli, che ha ideato il piano, siamo di fronte a “un programma di politica abitativa che dà un aiuto concreto alle giovani coppie che non riescono ad acquistare casa alle condizioni di mercato”. Ma la proposta non convince del tutto Mario Bortolotti, presidente regionale di Confcooperative-Federabitazione, per il quale le “premesse positive” del provvedimento rischiano di essere vanificate dal testo ora presentato. “Occorre almeno integrare la definizione di giovane coppia – spiega Bortolotti – agevolando la costituzione dei futuri nuclei familiari”, mentre qui “non ci si proietta verso il futuro”: in base all’articolo 24 della legge regionale 24/2001 “il nucleo familiare avente diritto al buono casa dev’essere già costituito, pertanto il bando non è più rivolto ad incentivare giovani coppie all’acquisto della prima casa” per “mettere su famiglia”. La proposta di Federabitazione, a tal proposito, è di “considerare tra i beneficiari anche le giovani coppie che intendono sposarsi o avviare la convivenza entro un periodo congruo dall’uscita del bando”, come già, d’altra parte, applicato nelle precedenti programmazioni regionali del 2001 e del 2003. E se non acquistano? La legge regionale 24/2001, inoltre, aggiunge Bortolotti, “vale per l’edilizia residenziale pubblica, mentre il programma in esame è di edilizia residenziale sociale cosiddetta agevolata-convenzionata”. A tal riguardo, però, i parametri economici indicati individuano beneficiari “tipici della locazione permanente”: infatti “con i programmi di edilizia residenziale pubblica s’intende soddisfare soprattutto il bisogno d’abitazione di fasce della popolazione che per stili di vita (di sovente imposti dalla struttura economica e dal mercato del lavoro) e per discontinuità del reddito non richiedono la casa in proprietà”. Qual è il rischio in questo caso? “Che i beneficiari – risponde Bortolotti – a causa dell’instabilità della propria situazione economica non possano, terminato il periodo iniziale di locazione, acquistare l’alloggio”. Un’eventualità che, secondo Federabitazione, “scoraggia gli operatori dall’offrire gli alloggi, e per questo fa chiedere alla Regione d’intervenire nei confronti delle banche per garantire i mutui, affinché i beneficiari del buono casa abbiano le risorse sufficienti per procedere con l’acquisto”.Per le imprese e per chi ha i soldi. Sul target esprime dubbi pure Carla Landuzzi, docente di sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Bologna. “L’intenzione manifestata dalla Regione – osserva – è quella di rispondere a una domanda abitativa a prezzi accessibili; tuttavia l’investimento richiesto non è indifferente (fino a 200mila euro)”: il rischio è dunque che il contributo vada “a chi già può permettersi di comprare casa, grazie a risorse familiari o personali”. Ad esempio, genitori che danno ai figli i soldi per l’acquisto o un lavoro stabile che consenta di stipulare un mutuo. In tal modo, rimarca la docente, se si parla di “sostegno alle fasce deboli” è fuorviante la selezione “in base a un criterio anagrafico, ignorando altre situazioni ancora più gravi, come le madri sole con figli, o anche gli anziani sfrattati”. “Ambiguo” anche il concetto di coppia, che include “molte situazioni in cui due persone risiedono in uno stesso alloggio, non limitandosi dunque al nucleo familiare”. Fatta questa premessa, per la sociologa “siamo davanti a una manovra per sostenere con soldi pubblici le imprese che hanno dell’invenduto” e rischia di essere solo una “messinscena” l’intenzione “di voler favorire i progetti di vita di giovani che vogliono costruire prospettive future”.a cura di Francesco Rossi(30 ottobre 2009)