EMILIA ROMAGNA

Terra ospitale

4.500 i rifugiati e richiedenti asilo

Circa 4.500 persone, tra rifugiati e richiedenti asilo. Il dato, relativo alle presenze in Emilia Romagna, emerge dal monitoraggio annuale condotto dal progetto “Emilia Romagna terra d’asilo”, che ha come capofila il Comune di Reggio Emilia. Eritrea, Nigeria, Costa d’Avorio, ma anche Serbia, Pakistan, Etiopia, Afghanistan, Kosovo, Iran, Iraq, Camerun, Sudan, Liberia e Somalia sono i Paesi di provenienza di questi uomini e donne che fuggono da dittature, guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. La Regione Emilia Romagna è stata la prima a dotarsi, nel 2004, di una legge regionale sull’immigrazione destinata espressamente anche ai rifugiati e ai richiedenti asilo, a cui ha fatto seguito, lo stesso anno, un “Protocollo d’intesa in materia di richiedenti asilo e rifugiati” per “assicurare un sistema d’accoglienza integrato regionale”. Secondo il monitoraggio sono 3.355 i permessi di soggiorno concessi nel 2009 per asilo politico, protezione sussidiaria, motivi umanitari, convenzione di Dublino e richiesta asilo, il 20% in più rispetto all’anno precedente; a questi vanno aggiunte 323 richieste avanzate da persone trattenute nei Centri d’identificazione ed espulsione di Bologna e Modena. Il monitoraggio considera poi “i richiedenti protezione ancora in attesa di ricevere il relativo permesso di soggiorno, le persone in possesso di permessi di questure di altre regioni, i minori di 14 anni iscritti sul permesso dei genitori”, arrivando quindi alla stima di 4.500 rifugiati. Di questi si occupano enti locali, associazioni e cooperative sociali riunite in rete dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che nel corso del 2009 ha finanziato 245 posti, per un totale di 415 persone accolte.Una risposta all’insegna dell’integrazione. I passi avanti compiuti in Emilia Romagna nell’attenzione verso i rifugiati sono visibili, secondo Andrea Stuppini, responsabile del Servizio politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale della Regione, che sottolinea come da poche settimana sia diventata operativa a Bologna una sede per l’esame delle domande d’asilo, “e questo permetterà ulteriormente di ridurre i tempi tra la domanda e la concessione del permesso di soggiorno”. In secondo luogo, al bando di quest’anno per lo Sprar “hanno presentato progetti tutti i 9 Comuni capoluogo dell’Emilia Romagna”. Inoltre “per la prima volta il bando è triennale, e questo permetterà di dare maggiore certezza di risorse, permettendo di pianificare le iniziative senza essere in balia della precarietà”. Circa la presenza dei migranti in Regione che fanno domanda di asilo “non è vero – evidenzia Stuppini – che si concentrano qui perché c’è maggior permissivismo. I numeri sono in linea con le altre Regioni del Centro-Nord e la risposta della Regione Emilia Romagna, in accordo con gli enti locali, l’associazionismo e il terzo settore, non va certo nella direzione del permissivismo, quanto piuttosto nel muoversi all’insegna dell’integrazione rispetto a un fenomeno che esiste”. Piuttosto, è vero che si potrebbe ampliare il raggio d’azione dello Sprar, ma “con le risorse che abbiamo – ammette il dirigente regionale – di più non si può fare”.Collaborazione stabile. “In Emilia Romagna, grazie anche alla collaborazione tra istituzioni e associazionismo, la situazione per quanti fanno richiesta di asilo è senz’altro positiva: sia il pubblico sia il privato fanno il massimo possibile”, rileva don Domenico Bedin, da pochi mesi direttore regionale della Fondazione Migrantes. La collaborazione, dunque, è “collaudata e stabile”, anche se ci si muove all’interno di un quadro dato dalla legislazione nazionale “non particolarmente aperto all’accoglienza”. Per quanto riguarda lo specifico di quelle realtà che fanno capo alla Chiesa cattolica, aggiunge Bedin, “c’è una rete che accoglie sia nel periodo in cui lo Stato contribuisce economicamente, sia dopo”, e va quindi ben al di là dei posti garantiti dallo Sprar che, precisa il sacerdote, “è utile nel primo periodo di permanenza degli stranieri ma, fortunatamente, non è l’unica forma d’aiuto che viene loro dato”.C’è da fare. “In via teorica non si può che esprimere un giudizio positivo sulle iniziative progettate dalla Regione fin dal 2004”. Carla Landuzzi, docente di sociologia delle migrazioni all’Università di Bologna, rileva tuttavia che, nella pratica, “tutto ciò che riguarda l’accoglienza e l’integrazione sociale degli stranieri chiede ancora parecchio lavoro, e questo vale ancor di più per i rifugiati”. La sociologa sottolinea “il ruolo fondamentale svolto dalle associazioni di volontariato e dalle parrocchie, che accolgono tutti”, vedendo invece il rischio di “percorsi preferenziali, che attuano una selezione ulteriore” nello Sprar, che ha interessato meno di un decimo dei rifugiati. Riguardo alla percezione sociale del fenomeno, Landuzzi evidenzia il permanere di una “diffusa percezione d’insofferenza verso i soggetti che vengono a chiedere”, a cui corrisponde una “distinzione molto labile, nell’opinione pubblica, tra il migrante ‘tout court’ e colui che chiede asilo”.a cura di Francesco Rossi(10 novembre 2010)