EMILIA ROMAGNA
Un progetto di legge per la cultura della legalità
Una “scatola degli attrezzi” cui attingere “per promuovere una serie d’interventi di prevenzione e contrasto”. Questo è il progetto di legge per l'”attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile”, nelle intenzioni della Giunta regionale dell’Emilia Romagna, che lo ha presentato nei giorni scorsi. Tra gli “strumenti” vi è un Osservatorio permanente sul fenomeno criminale, un nuovo meccanismo per permettere ai Comuni di utilizzare al meglio i beni confiscati alla mafia, la collaborazione con le forze dell’ordine, il mondo della scuola e il volontariato.Prevenire le infiltrazioni mafiose. Il provvedimento interviene a proposito del recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata attraverso contributi agli enti locali assegnatari per “interventi di restauro e risanamento conservativo”, come pure “per favorire il riutilizzo in funzione sociale” di tali beni. Inoltre la Regione promuoverà “azioni di tipo educativo e culturale per favorire l’emersione, anche in collaborazione con le istituzioni e le associazioni economiche e sociali presenti nel territorio regionale”, di fenomeni connessi all’usura. La proposta prevede “convenzioni con le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale” che operano “nel settore dell’educazione alla legalità e del contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa”. Poi la costituzione di un osservatorio regionale, il sostegno a iniziative realizzate da scuole e università, la “formazione degli operatori di polizia locale” e “politiche a sostegno delle vittime”. Infine, il progetto di legge prevede l’istituzione il 21 marzo di ogni anno della “giornata regionale in ricordo delle vittime delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile” e l’adesione della Regione all’associazione “Avviso Pubblico”. Un “quadro generale” che mancava. “Un ottimo provvedimento”: così lo giudica Daniele Borghi, referente regionale di Libera, realtà “da 16 anni impegnata in questo settore e per portare l’educazione alla legalità nelle scuole”. “In regione – commenta – c’erano norme specifiche, ad esempio quella approvata di recente sulla trasparenza negli appalti edili, ma mancava un quadro di riferimento generale per il contrasto alla criminalità organizzata”. Questo progetto di legge, invece, “parla da un lato della prevenzione del fenomeno mafioso e, più in generale, di quella cultura dell’illegalità che costituisce il sostrato nel quale trova forza la criminalità organizzata; dall’altro prevede interventi a supporto di Comuni e associazioni per sostenere i loro sforzi in tale direzione”. Tra le proposte, l’istituzione della giornata “in ricordo delle vittime delle mafie”, che Libera organizza già ogni anno. Ma “se l’organizzazione avviene in maniera concertata – sottolinea Borghi – non può che portare beneficio”.Tenere alta l’attenzione. Il referente di Libera si sofferma poi sull’osservatorio regionale, “estremamente importante per leggere quello che accade e dare un senso ai singoli episodi criminali”. “In Emilia Romagna – precisa – abbiamo 107 beni confiscati alla mafia, 31 dei quali sono stati assegnati per un recupero a fini sociali. Siamo all’ottavo posto nazionale nella classifica dei beni confiscati, principalmente a ‘ndrangheta e camorra: ciò significa che le organizzazioni criminali non sono radicate come al Sud, ma costituiscono più di un semplice insediamento, ci sono e sono visibili”. Pertanto, prosegue Borghi, “va tenuta alta l’attenzione e uno strumento di questo tipo servirà soprattutto se saprà far lavorare insieme tutti coloro che si occupano di criminalità organizzata: dalle forze di polizia alle istituzioni, dagli organi d’informazione all’associazionismo”. “Solo se ci prendiamo per mano – conclude – ci sarà la possibilità di affrontare e sconfiggere la criminalità”.Partire dall’educazione. Interviene invece per il riferimento che il progetto regionale fa all’usura don Paolo Valenti, presidente della Fondazione antiusura “San Matteo apostolo”, legata alla Chiesa emiliano-romagnola. “Per contrastare l’usura – evidenzia – è importante partire dall’educazione”. La Fondazione è una realtà “molto giovane” e proprio in questi anni, spiega il sacerdote, si sta strutturando “creando centri d’ascolto nelle diverse diocesi”. “Il nostro compito – annota – è accompagnare alla denuncia chi è già incappato nelle maglie dei cravattari, ma anche e soprattutto lavorare nella prevenzione del fenomeno: per questo – sottolinea – è importante educare a una vita sobria, non legata agli eccessi, come pure educare a una cautela nella gestione del denaro. Le persone a rischio sono per la maggior parte sprovveduti che non riescono ad avere un ‘ordine’ economico, oppure gente che si ritrova con problemi economici inaspettati dovuti, ad esempio, a spese impreviste”. Proprio in questo compito educativo si può inserire una futura collaborazione tra la Regione e la Fondazione che, ricorda don Valenti, “si basa esclusivamente sul volontariato”.a cura di Francesco Rossi(25 marzo 2011)