"Per nessuna ragione al mondo prosegue Giuntella lascerei questa casa, queste strade […]. Eppure avverto che l’avventura cristiana non è stanziale, che il detto americano Home sweet home è molto vero ma anche piuttosto pagano, troppo sedentario. La nostra resta la dimensione del sacco a pelo, della tenda: quella dimensione dell’esilio descritta alle origini del cristianesimo […]. La dimensione dell’esilio, dell’esodo, è costitutiva della storia e dell’identità ebraica e cristiana. Come forse dovrebbe essere di tutte le esperienze umane che cercano Dio, e che lo invocano come Principe della pace, dell’incontro, dell’accoglienza, dell’amicizia, e non centro come totem guerriero di imprese «sante», di terrore e di odio. Dunque vorrei sforzarmi di vivere nella mia casa, nel mio villaggio con la tenda all’ingresso, sempre pronta […]. Tornare nomadi anche senza muovere un passo dalla propria città, persino senza uscire fisicamente dalla propria casa. Anche un malato inchiodato sul suo letto può diventare nomade; anzi è già, se vuole, nella condizione di essere nomade, viaggiatore, in cammino, in esodo. Tornare nomadi per cercare e contemplare la Verità, per lasciare le nostre case, i nostri templi di pietra, la nostra pesante condizione di «sani», di «buoni», per recuperare tenda e sacco a pelo, carte, bussola, borraccia, ipod, e camminare cantando e ballando verso la felicità".” ” ” “