PAOLO GIUNTELLA: "NOTA DI CONGEDO", "TORNARE NOMADI PER CERCARE LA VERITÀ"

"Avverto quasi l’ingiustizia di questa grande chance di vita che mi è stata donata: di fronte a molti miei amici, di fronte alla grande maggioranza di chi nasce e cresce in periferie di cementi, nelle favelas, negli slum, nei ghetti del mondo, nei villaggi di Africa e Asia. Così il «lieve» problema di salute che mi ha colpito, mi appare un passaporto per entrare nel mondo della maggioranza dell’umanità che non gode di privilegi materiali e lotta e soffre per la vita, se non addirittura per la pura sopravvivenza". È quanto scrive Paolo Giuntella, il quirinalista del Tg1 scomparso un mese fa per un tumore, nell’ultimo libro, dal titolo "L’aratro, l’ipod e le stelle", presentato questa sera a Roma. Il volume si conclude con una "nota di congedo" in cui Giuntella ricorda "il «villaggio» nel quale sono nato e cresciuto" e i "maestri": il padre Vittorio, Vittorio Bachelet, Aldo Moro, Pietro Scoppola… "Quale enorme privilegio di vita – scrive Giuntella – Dio ci ha concesso! Nascere e vivere nella città più bella del mondo (Roma, ndr), con questi «maestri» (anche se l’espressione non sarebbe piaciuta ai due Vittorio e a Pietro, che consideravano Maestro uno solo, l’Uomo-Parola di Dio crocifisso)". (segue)