Una politica dell’immigrazione “attenta ad evitare chiusure, capace di superare le lentezze burocratiche, dare certezza ai diritti sociali e civili, offrire pari opportunità e investire in programmi di integrazione prima che in programmi di trattenimento ed espulsione (Cpt, rimpatri, espulsioni), pur a volte drammaticamente necessari)”: è una delle indicazioni contenute nella prolusione di mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e da un mese neo presidente di Caritas italiana, in apertura del 32mo convegno nazionale delle Caritas diocesane, in corso ad Assisi fino al 26 giugno. Circa 600 delegati delle 220 realtà diocesane e di Caritas italiana si” “interrogano in questi giorni sul tema “Animare al senso della rità attraverso le opere: conoscere, curare, tessere in rete”. ” “Mons. Merisi ha messo in evidenza “una possibile confusione” tra “le questioni relative al disagio sociale e il problema della sicurezza nei nostri territori” e ha invitato a riflettere: “Una persona senza dimora, una persona in pericolo, un immigrato irregolare non sono sempre o di per sè un pericolo per la società civile”. Per cui “le misure tese a sanzionare comportamenti illeciti effettivi” vanno pensate “dentro un contesto che tenga conto delle esigenze” dell'”accoglienza e della legalità”. (segue)” “