EMILIA ROMAGNA
Una ricerca su “esperienze generative” di welfare
“Un altro welfare: esperienze generative” è il titolo della ricerca presentata nei giorni scorsi a Bologna, nella quale s’individuano alcuni progetti che in regione, distribuiti su tutte le province, hanno messo in atto una rete fra pubblico, privato e Terzo settore nella costruzione di risposte ai bisogni del territorio. La ricerca è stata condotta dalla Regione Emilia Romagna – Servizio programmazione e sviluppo dei servizi sociali, Terzo settore, Servizio civile e Nucleo valutazione e verifica investimenti pubblici, insieme ad Aiccon (Associazione italiana per la cultura della cooperazione e del non profit) e con il supporto tecnico dell’agenzia regionale Ervet.Da 55 progetti a 16. Da un’analisi di 55 casi nel 2010, identificati in base a caratteristiche d’innovatività e rappresentatività rispetto ad alcuni ambiti di attività (gruppi target), ne sono stati scelti 16: da un centro diurno per i malati di Alzheimer, che fornisce counseling e assistenza ai familiari dei pazienti, al reinserimento e inclusione sociale dei detenuti attraverso attività di sviluppo lavorativo, passando per gruppi di assistenza agli anziani o progetti legati alla riduzione del rischio giovanile. Denominatore comune dei casi presentati la capacità di creare una rete di partner articolata, che va dal mondo del Terzo settore alle istituzioni, fino al profit e alle fondazioni bancarie. Valori e meccanismi generativi. “Di questi 16 casi scelti, quattro provengono da Bologna, tre da Modena, due dalle province di Ferrara, e altri due da Piacenza, gli altri sono distribuiti su Parma, Forlì-Cesena, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini. Cinque riguardano gli anziani, tre i minori e otto l’inclusione sociale, mentre otto sono opera della cooperazione sociale, cinque dell’associazionismo e tre del volontariato” spiega Cinzia Ioppi, funzionario dell’assessorato regionale alle Politiche sociali e membro del gruppo di lavoro che ha condotto la ricerca. “I progetti individuati – prosegue – si sono distinti perché hanno contribuito alla coesione sociale strutturando una risposta a bisogni emergenti e allo stesso tempo creando valore per la collettività: valore sociale, culturale e di promozione della partecipazione civica, ambientale, di rafforzamento istituzionale, economico”. Questi progetti innescano una forma di circolo virtuoso – definito nella ricerca “meccanismo generativo”- che permette loro di durare nel tempo e rinnovarsi. “Fra i meccanismi generativi riconosciuti ci sono l’identità e la motivazione intrinseca, l’imprenditorialità civile, i saperi e i sistemi di apprendimento, l’agire sussidiario della Pubblica amministrazione, la partecipazione e la governance, la qualità della rete e la produzione di beni relazionali”.I precedenti obiettivi e le nuove sfide. Secondo Giovanni Melli, portavoce del Forum del Terzo settore Emilia Romagna, “la ricerca mette in luce chiaramente l’importante ruolo dei soggetti del privato sociale, sia sul piano culturale e sociale, sia su quello economico. Ma soprattutto evidenzia come, per dare una risposta efficace all’evoluzione dei bisogni, anche legati alla crisi economica in atto, sia fondamentale una configurazione del rapporto pubblico-privato sociale, dove la produzione dei servizi d’interesse generale sia realizzata in sinergia tra istituzioni e risorse della società civile, organizzate in soggetti del Terzo settore”. Melli rilancia poi una nuova sfida per il piano sociale e sanitario regionale: “Se l’obiettivo centrale del precedente piano aveva come punti cardine la centralità della persona – attraverso la collaborazione tra professionalità diverse e l’integrazione tra settore sociale e sanitario – e la partecipazione delle comunità e delle organizzazioni della società civile nelle scelte per la salute e nella programmazione sociale e sanitaria, a tre anni di distanza tali obiettivi (pienamente condivisi anche dallo stesso Forum) restano però ancora lontani dall’essere raggiunti e si fanno ancor più centrali e impellenti proprio a fronte della difficile fase che stiamo attraversando, con mutamenti sociali e demografici che hanno profondamente cambiato il profilo della comunità, tagli al welfare operati dal Governo e conseguenze dell’attuale crisi sulle fasce più deboli”. Per una reale integrazione. “Per questo – continua Melli – nel prossimo triennio sarà necessario operare congiuntamente per perseguire e realizzare appieno e in modo concreto questi punti, per favorire una reale integrazione tra soggetti a tutti i livelli, mirata a rispondere ai bisogni e garantire il bene-essere e il bene-stare dei cittadini. Per realizzare questo processo non ci si può limitare semplicemente a ‘rattoppare’ il vecchio sistema, ma è necessario trovare il coraggio di cambiarlo, rivederlo e innovarlo. Superando insieme l’attuale logica incentrata sui rapporti tra pubblico e privato sociale e mettendo invece al centro le ‘azioni di tutti’ come risposta ai bisogni complessi delle persone”.a cura di Lucia Truzzi(24 giugno 2011)