Da una parte, ha evidenziato p. Wojciech, la parola "anche se è teologicamente corretta può diventare banale, o superficiale, quando è udita all’infuori di una disposizione interiore alla preghiera". È il caso delle liturgie trasmesse alla tv o via radio, media che "non apprezzano il silenzio", e spesso chi ne cura la trasmissione è tentato di riempire questi momenti con "un eccesso di parole" che può "distruggere la fecondità spirituale della medesima liturgia". D’altra parte, "le emittenti radiofoniche cattoliche non trasmettono solo la liturgia. Esse organizzano anche dibattiti, offrono informazioni su questioni religiose, danno notizie". Sono tutte attività "utili", ha precisato il teologo, pur tenendo sempre presenti i limiti cui si va incontro. "C’era un tempo ha precisato in cui la Chiesa era onnipresente nella cultura, nell’educazione, nella musica, nell’arte, nella letteratura e nell’architettura". Oggi, invece, "deve tentare di essere presente nelle trasmissioni, in tv e su internet", anche se il suo ruolo non riesce ad essere dominante nella "cultura popolare": "Lo Spirito Santo ha concluso ha oggi uno stile differente" e passa attraverso l’umiltà della "presenza della grazia di Dio nel mondo".