Per aver la consapevolezza, da parte delle radio cattoliche, di essere "voce della Chiesa", bisogna innanzitutto ricordare che le parole, nel cristianesimo, non sono un "di più", ma è stato proprio Cristo a comandare di "predicare il Vangelo a tutte le nazioni, battezzandole nel nome della Trinità". Ne è convinto il domenicano p. Giertych Wojciech, teologo della casa pontificia, intervenuto oggi al congresso per le radio cattoliche, in corso a Roma presso la Pontificia università urbaniana, organizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Il domenicano ha parlato dell’importanza della parola per la religione cristiana, sottolineando che "la principale parola trasmessa nella Chiesa è all’interno della liturgia", la quale, nella sua dimensione sacramentale, "stabilisce il contatto con Dio". Ma se "la parola nella Chiesa ha la sua maggiore fecondità quando è pronunciata in un contesto liturgico", qual è l’utilità, si è chiesto, del "ministero della predicazione attraverso la radio"? Ancora: "La parola pronunciata alla radio può contribuire alla nascita, al nutrimento, al rafforzamento e alla difesa della fede?". Il teologo ha riposto invitando a ricordare possibilità, ma anche limiti dei media. (segue)” “