EMILIA ROMAGNA

L’energia del futuro

Lo sviluppo del fotovoltaico tra le energie rinnovabili

Un gigawatt di fotovoltaico in Emilia Romagna. Derivato dalla legge regionale 26 del 2004 (prima in Italia ad affrontare, a livello regionale, la questione energetica), il nuovo Piano energetico regionale dell’Emilia Romagna si muove sulla linea del “Protocollo di Kyoto”, che impone la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e punta sull’uso efficiente dell’energia, il risparmio energetico, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la riqualificazione del sistema elettrico, le nuove tecnologie nell’industria, la certificazione energetica degli edifici, lo sviluppo dei servizi di energy management. Il fabbisogno di 340 mila famiglie. Per la prima volta in Emilia Romagna, secondo i dati elaborati dall’ufficio studi del Gruppo Ubisol, azienda riminese leader del settore, è stato raggiunto il traguardo di un gigawatt prodotto con il fotovoltaico. Si tratta dell’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di 340 mila famiglie, con una potenza di un milione di chilowatt. In Regione, ad oggi, è installato il 10% della potenza solare italiana. L’Emilia-Romagna si conferma così “la terza Regione per potenza installata, dietro Puglia (1.737 Mw) e Lombardia (1.030 Mw), ma anche per numero d’impianti attivi dietro Lombardia (39.899) e Veneto (37.154). In media, in Emilia Romagna nel 2011 vengono attivati 60 impianti fotovoltaici al giorno. Nei primi nove mesi di quest’anno la potenza è quadruplicata”. Fra le province “Ravenna si conferma come il territorio più solare, che vale un quarto del fotovoltaico dell’Emilia Romagna”. A integrare questa classifica arriva anche Enel: “Sono più di 10 mila – spiega l’azienda in una nota – i nuovi impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che Enel ha connesso alla rete elettrica in Emilia Romagna nei primi otto mesi del 2011. Per il 90% delle 10.326 attivazioni si tratta d’impianti fotovoltaici”. Per Enel quello del fotovoltaico nei primi otto mesi del 2011 “è il miglior risultato di sempre in Emilia Romagna sia in termini numerici sia di potenza”. Il fotovoltaico del futuro. “È sicuramente un traguardo importante”, dichiara Paola Ceroni, docente di fotochimica all’Università di Bologna. “Il boom è dovuto anche agli incentivi economici, che ci sono attualmente, e ai prezzi degli impianti fotovoltaici che stanno diminuendo velocemente. Nel futuro mi aspetto che la potenza derivante da fonti alternative come eolico e solare cresca, dato che il petrolio scarseggia. Non bisogna peraltro dimenticare che il petrolio è la materia prima per tutta l’industria chimica (dalle plastiche ai farmaci) e quindi non si può bruciare tutto. Sarebbe come bruciare i mobili della propria casa per scaldarsi”. Un’altra alternativa è “il nucleare, ma il problema delle scorie continua ad essere irrisolto e costituirebbe una pericolosa eredità per le generazioni future, senza dimenticare il pericolo di incidenti”. Quali sono, allora, i prossimi passi per risolvere la crisi energetica attuale? Innanzitutto “ridurre il consumo – risponde Ceroni – dato che molta energia viene sprecata”. “Nel frattempo – aggiunge – bisogna continuare la ricerca per migliorare le efficienze dei pannelli”. Inoltre, “oggi si sta studiando a livello internazionale, ma anche nei nostri laboratori di Bologna in collaborazione con altri gruppi italiani, la cosiddetta ‘foglia artificiale’. Si cerca cioè di convertire l’energia solare non in energia elettrica, come avviene nei pannelli fotovoltaici, ma in combustibili, quali l’idrogeno. Questa è senz’altro la soluzione migliore (senza inquinamento), ma anche la più difficile da raggiungere”.Il progetto PhotoSi. La docente ha messo a punto un modello di pannello solare di nuova generazione che l’Unione europea finanzierà con 1.200.000 euro. “Il progetto ‘PhotoSi’ – spiega Ceroni – partirà a gennaio 2012 e durerà 5 anni. Durante questo periodo la ricerca sarà volta alla sintesi e allo studio delle proprietà di nuovi materiali costituiti da nanoparticelle di silicio (con diametro da 1 a 5 millionesimi di millimetro) a cui sono legate molecole a forma di albero dette ‘dendrimeri’, che funzionano da antenne molecolari e sono in grado di assorbire la luce solare e convogliarla verso un unico accettore con elevatissima efficienza. Negli ultimi due anni ci occuperemo di testare i materiali ottenuti per lo sviluppo di nuovi pannelli fotovoltaici”. L’obiettivo è di ottenere “più elevata efficienza con il nuovo materiale utilizzato; minor costo di produzione grazie alla minore quantità di silicio utilizzato e al processo di sintesi del materiale meno costoso; minor impatto ambientale grazie a consumi energetici ridotti nella fase di progettazione”. Ceroni osserva che anche “altri gruppi di ricerca stanno sviluppando nanoparticelle”, ma mette in guardia dall’utilizzo di materiali tossici, quali il cadmio. “Nel nostro progetto invece – conclude – usiamo il silicio che è abbondante, non tossico e facilmente disponibile”. a cura di Lucia Truzzi(16 settembre 2011)